mercoledì 14 ottobre 2009

Rimbalzi

Come tutte le volte che mi sento desolata, incremento il mio senso di non esserci con gesti e non gesti semplici ma efficaci.Smetto di curarmi, di pettinarmi, mi vesto alla bell'e meglio e solo per non esporre troppe oscenità rispetto a quelle che quotidianamente mando in giro. Smetto di nutrirmi e inizio a riempirmi. Quello che capita: dolce e salato, amaro e piccante, e non necessariamente in momenti diversi. Tutto ciò incrementa un senso di lassismo generale in tutte le sue accezioni negative. Per uscirne ho solo un sistema: arrivare a toccare il fondo. Solo allora riesco a trovare la forza/stimolo per darmi una spinta e risalire ritornando a condurre una vita decentemente normale.
I percorsi della mente sono strani, i miei tendono ad infognarsi facilmente.

lunedì 12 ottobre 2009

Un amico


Quando ti ho visto la prima volta sono rimasta folgorata dalla tua bellezza: eri un batuffolone di pelo tutto pepe, non stavi fermo un attimo!
Ero nella mia fase di adorazione della psicanalisi e volevo chiamarti Nietzsche o Freud. Mia madre voleva darti un nome assurdo, non ricordo quale, ma mamma lo sai bene che chiama tutti i cuccioli con nomi assurdi quindi non te ne meraviglierai. Mio fratello, appena decenne, voleva darti il nome di un supereroe del momento. Papà, democratico come sempre, decise di chiamarti Black.
Perchè Black?
Perchè è nero e ho deciso così!
Adoravi mio fratello, lo aspettavi tutte le mattine fuori la porta. Appena lo vedevi ti si illuminavano gli occhi e cominciavi a scodinzolare e per te non esisteva nessun altro che lui!
Eri il re della zona. Eri l'unico cane e spadroneggiavi su tutto. Ti ricordi quante piante hai sradicato? Mamma le piantava e tu le cavavi fuori e le portavi in giro orgoglioso a mo'di trofeo. E quanti palloni hai bucato? alla fine siamo stati costretti a farti giocare con le bottiglie vuote di plastica. Ne hai fatti di pasticci! Ma non dimentico certo che ogni giorno andavi a lavoro con Papà, gli tenevi compagnia tutto il tempo. E non dimentico quella volta che avevo paura di un serpente e tu l'hai preso per la coda e sbatacchiato da una parte all'altra!
Col tempo sei cresciuto e sono arrivati i gatti e altri cani che hai digerito a forza per quieto vivere ma non hai mai ceduto il tuo potere. Ti mettevi vicino le ciotole piene di cibo e si mangiava solo quando dicevi tu. E se non avevi fame ti sdraiavi sul cibo per evitare che gli altri mangiassero senza il tuo permesso. E così, per anni, ogni volta che davamo da mangiare a te e gli altri, uno di noi era costretto a controllare che tu permettessi a tutti di mangiare. Se arrivava un gioco nuovo dovevi essere il primo a provarlo. Se arrivava un estraneo erano gli altri a doverti avvisare. Se proprio ne valeva la pena ti alzavi pesantemente e ti avvicinavi al malcapitato con le fauci aperte: tutta scena, eri un attore nato!
Con l'età sono arrivati gli acciacchi. I pianti per i reumatismi e la paura dei "botti". Quest'ultima ti è stata risparmiata nell'ultimo anno da una sordità quasi totale. Purtroppo non sentivi più nemmeno le nostre voci ma percepivi la nostra presenza dalle carezze che sempre ti arrivavano. Da due anni camminavi a fatica ma ciò nonostante non hai mai deposto il tuo scettro. Hai sempre mantenuto la tua auterovolezza e il dominio del giardino in barba ai cani più giovani.
Negli ultimi giorni hai smesso di mangiare. Ha cominciato a far freddo e sono torntati a farsi sentire i reumatismi. Il veterinario dice che non può più aiutarti...Lo farà mio fratello, il tuo adorato. Ti terrà abbracciato mentre ti aiuterà ad addormentarti. Non avere paura, non farà male.
Ciao cucciolo.

domenica 11 ottobre 2009

1+1=0



Due mesi fa: lei ha 24 anni, lui 25. Hanno un avuto un bambino 6 mesi prima. Ha appena imparato a dire papà. Lui un giorno esce di casa per fare un giro. E non torna più. Lascia la sua vita su una striscia d'asfalto.
Due giorni fa: lei 47 anni, ha avuto una vita molto sfortunata fatta di una serie di bocconi amari da ingoiare. Sette anni fa incontra lui, 48 anni, e nasce l'Amore. Tra qualche giorno sarà pronta la casa in cui abiteranno con la loro enorme famiglia allargata e l'anno prossimo si sposeranno. O forse no.
Un malore improvviso, il ricovero, operato d'urgenza per rimuovere 9 cm di tumore al cervello. Ma non basta. Le radici del mostro sono ancora ancorate alla sua vita e se la succhieranno pian piano nel giro di un anno.
Come si sopporta un dolore che nasce così all'improvviso? Io non riesco a concepirlo.
E' un giorno come un altro, ti alzi, gli parli. Si decide cosa fare durante il giorno, si programma il weekend. E poi un fulmine intempestivo cancella tutto. Come se le nostre vite fossero un fumetto disegnato a matita, pronto per essere modificato o cancellato.
Al di là del dolore, è questa "imprevedibilità", ques'istantaneo potere che ha il destino di sconvolgerti la vita a lasciarmi basita.
Mi sento come se qualcuno volesse convincermi che dopo millenni di matematica, all'improvvisto, 1+1 smetta di far due e cominci ad esser zero. Non può essere! E' impossibile!

1+1= 1+ sqrt (1) =  1+ sqrt(-1x-1) = 1+ (ixi) = 1+ (-1)=0

venerdì 9 ottobre 2009

Peace & love

Non sono assolutamente preparata sul mondo politico ed economico che mi circonda. Tutto quel che so lo apprendo dalla radio, da internet e da poca tv. Inoltre non ho una spiccata intelligenza in ambito socio-politico e di sicuro non mi intendo di premi di Nobel. Anche perchè l'unico riconoscimento assegnatomi è stato un diploma di disegno quando avevo 7 anni. Tralascio il fatto che per consegnarmi questo diploma volessero appiopparmi un'enciclopedia e mio padre con la diplomazia di un caterpillar cacciò via tutti, diploma incluso.
Non me ne intendo assolutamente e le mie sono parole profane ma non riesco ad esimermi dal dire che i miei due neuroni cozzano un po' tra il concetto di pace e l'idea di un giovane di grandi speranze che non incontra il Dalai Lama per evitare problemi con la Cina. Io non ce l'ho con nessuno ma mi sembra un un'associazione un po' ardita.
Come direbbe mia nonna, l'ignorantità è una brutta bestia.


giovedì 8 ottobre 2009

Il Rasoio di Occam

L'aria è mite nonostante l'autunno sia già subentrato da qualche settimana. C'è silenzio. Ogni tanto qualche chiacchiericcio sale dal bar a scalfire questa quiete pesante e spessa come un muro. Gli occhi sono stanchi. Le mani pure. C'è così tanto da fare che a volte c'è imbarazzo nello scegliere la pratica da iniziare.
Non squilla il telefono e nessuno impreca. Per ora.
Il caffè è a disposizione in qualsiasi momento.
Ci sono tutte le condizioni per stare tranquilla. Eppure...
Eppure c'è un tarlo che mi rode dentro, mi lima pian piano. E non c'è nulla che riesca a fermalo.
Per quale strana legge della (psico)fisica non riesco a mantenere un equilibrio?

mercoledì 7 ottobre 2009

Capisc'ammè


"ehm...mi è arrivata una raccomandata..."
"..."
"c'è scritto che va ritirata all'ufficio postale..."
"..."
"ehm, io non lo so se ci posso andare..."
"hai un mese di tempo"
"eh ma io la mattina sono impegnato"
"la posta chiude alle 14"
"sì...eh, no perchè sono curioso di sapere cos'è...che potrebbe essere?"
"mah, chi può dirlo"
"ehm...ma non so chi mandarci, potrei fare una delega..."
"ecco, bravo mandaci tua sorella!"
"seee, lei non ci andrebbe mai...dovrei andarci io, ma io non posso, finisco alle 13.30"
"hai mezz'ora di tempo prima che chiuda, non è lontano"
"....ma non mi va di camminare"
"hai un mese di tempo, troverai un minuto libero"
"...ehm...potrei fare una delega..."
....
"la porto a papà?"
"ecco, bravo, portala a papà".

martedì 6 ottobre 2009

Scetate Carulì...

Alle 6.30 stavo caricando cessi sulla mia macchina per portarli in cantiere.
Alle 7.30 ero presso un grosso Cash&Carry. Dovevo acquistare un aggeggio che mi serviva in cantiere e avevo la tessera socio del capo. Entro, devo lasciare la borsa. Forse ancora intontita dal sonno non riuscivo a chiudere la cassettiera. Alla fine ci riesco. Entro nel negozio e...ritorno indietro: ho aperto e chiuso la cassettiera senza metterci nulla dentro, nemmeno la borsa. Finalmente lascio tutto, rientro nel negozio e...ritorno indietro: ho dimenticato di prendere almeno il portafoglio. Intontita fino al limite, mi accingo a varcare l'ingresso elettronico del negozio quando mi viene imposto un ALTOLA', SI QUALIFICHI!
"Qualificarmi in che senso?"
"Documenti e tessera socio, lei è il titolare?"
"No"
"Ha una delega?"
"Me l'ha mangiata il cane?"
"Le sequestro la tessera!"
"Noooo, la pregoooo! Devo prendere una cosa urgente, è importantissima, bla bla bla" e seguono suppliche con occhioni da cerbiatta atta ad impietosire la bionda cerbero che mi si poneva di fronte. Infine, impietosita più dal mio stato mentale che dalla mia supplica, mi permette l'accesso.
Nel negozio, data l'ora, c'erano solo grossisti, tutti uomini. Io portavo in braccio uno scatolone contenente l'aggeggio, loro portavano cofane di roba su carrelloni. Ce ne fosse stato uno che con un briciolo di cortesia mi abbia detto: "ha solo quello? passi pure". Seeeee, gli uomini ad una certa ora e in un certo settore sono di un trucidume unico.
Dopo mezz'ora arriva il mio turno alla cassa. E la rompo. Appoggio lo scatolone su un margine della cassa e se ne stacca un pezzo. Prima che la commessa riesca a voltarsi, con un calcio lesto, spedisco il pezzo lontano. Lei si volta e mi dice "tutto ok?" e io con un sorriso da imbonitore rispondo "perfettamente!"
Salgo in macchina e raggiungo il cantiere dove trovo gli operai impegnati a giocare a mortacci, un gioco in cui si insultano a vicenda tutti i discendenti passati, presenti e futuri.
Mi accorgo che mancano altri accessori e riparto per il giro mostruoso e aberrante dei centri commerciali. Un intera mattinata persa a portare scatoloni come un facchino dell'antico Egitto. Le spalle urlavano, le gambe si trascinavano per inerzia.
Arrivo in cantiere e mettiamo in opera gli accessori. Tutto finito, tutto pronto per la consegna dei lavori, mettiamo l'ultima vite e....un muratore buca un tubo dell'acqua!!
Avrei voluto sbattere la testa al muro. Ora si dovrà rompere, sostituire e ricostruire, mi cascavano le braccia...

Torno in ufficio, sono le 15 e ho fame, voglio pranzare. Al primo morso squilla in telefono, al secondo il citofono, al terzo di nuovo il citofono, al quarto rinuncio.
Apro la posta elettronica e scopro che una cosa a cui tenevo molto è stata trascurata. Allora affilo le unghie e ricomincio a bussare per ottenerla. Sono stanca e sfiduciata.
Poi è accaduto.
Qualcuno mi ha aperto gli occhi in un modo brusco e mi ha fatto ricordare che ogni secondo è imprevedibile e che quel che ho oggi può finire tranquillamente domani.