venerdì 2 luglio 2010

Coerenza, questa sconosciuta.

Caso 1)
Episodio A:
La notizia: Uomo aggredito e colpito con un oggetto contundente, riporta ferite non gravi.
La reazione: Meno male! Avrei voluto farlo io! Peccato che non l'hanno ammazzato!

Episodio B:
La notizia: Uomo aggredito e picchiato, riporta ferite gravi.
La reazione: Poverino! Che schifo di gente che c'è al mondo! Dovrebbero prenderli e rinchiuderli a vita! Queste notizie di violenza gratuita mi sconvolgono!

Caso 2)
Episodio A:
La notizia: Donna muore precipitando in un burrone mentre era in vacanza
La reazione: 'mbe? poteva pure starsene a casa. Quando vanno in vacanza si sentono tutti Indiana Jones!

Episodio B:
La notizia: Uomo muore durante un'esercitazione di paracadutismo.
La reazione: Poverino! Era tanto bravo! Che grave perdita! Oddio, mi sento male!

Caso 3)
Episodio A:
La notizia: attentato in metro in una capitale europea.
La reazione: Oddio! Quei porci maledetti, perchè non si ammazzano da soli! Oddio, come farò a riprendere la metro!

Episodio B:
La notizia: attentato al tempio di Lahore.
La reazione: ha sentito che domani iniziano i saldi??

...e come dimenticare questo brandello di conversazione non sense:
"Ho letto su internet che le mozzarelle blu di cui si parla sono quelle che vendono all'Eurospin! Bravi! mangiatevi tutte 'st zozzerie! E poi vi lamentate che state male!!"
Il giorno dopo, sempre la stessa persona:
"Andiamo a mangiarci un panino al McDonald's? Ho una voglia!!!"

Notizia caso 1 - episodio A  -  Notizia caso 1 - episodio B
Notizia caso 2 - episodio A  -  Notizia caso 2 - episodio B
Notizia caso 3 - episodio A  -  Notizia caso 3 - episodio B

lunedì 28 giugno 2010

Al calcio preferisco i calci

Ecco, lo so, sto per diventare antipatica ma, come cantava Caterina Caselli, la verità ti fa male lo so e visto che lo sappiamo tutti quanti tanto vale dirla: a me, delle partite, mondiali, provinciali o del cortile sotto casa, nunmenepofregàdimeno. Oh, l'ho detto. Ci sono tre motivi per cui non la cosa non m'interessa:
1) per me il calcio ha smesso di essere sport quando hanno cominciato ad alzate troppo il tiro dei compensi. Perchè un operaio si deve rompere la schiena per poche centinaia di euro, senza fisso mensile, mentre un giocatore deve essere strapagato per fare una cosa che gli piace? qualcuno risponderà che il giocatore è bravo, ha il tocco magico, la punta o soncazzoio cosa può avere un giocatore. La verità è che il calciatore professionista ha avuto culo, qualcuno si è accorto di lui e ci ha investito su. Un operaio tutt'al più può essere investito e basta.
2) il calcio blocca l'Italia e non è accolutamente giusto! Buon per te che puoi startene tranquillo a vedere la partita ma io devo lavorare, lo dici tu al mio capo (tra al'altro anche lui a casa a vedere la partita) che non mi servi perchè forse coso sta pe'fa gol?
3) non mi ricordo: l'ho dimenticato mentre scrivevo glia ltri due :-(

Avete provato a girare per gli uffici pubblici durante l'ultima partita del mondiale? io sì e ora vi racconto cos'è successo.
Dovendo andare al centro di Roma ho optato per l'uso del mezzo pubblico. Il fatto che abbia trovato parcheggio vicino la metro mi ha sorpreso, non pensavo d'avere tanta fortuna. E infatti non ce l'avevo: scesa dalla metro, il bus che doveva passare ogni ottominutiotto è passato dopo mezz'ora. Cosa volete che sia un rosolamento a fuoco lento sotto il sole  tra gli effluvi di asfalto fuso? mi sentivo come un polletto di rosticceria.
Arrivo finalmente all'Ente. Con dieci minuti di ritardo. Vado in portineria e consegno il documento per ottenere il pass. L'addetto mi dice di metterti all'ombra perchè ci sarà da aspettare un pochino perchè qualcuno sarebbe dovuto venire a prendermi. Bene. Premetto che avevo regolarissimo appuntamento datomi da un impiegato dell'Ente stesso. Il tempo passa e passa e passa. Ogni tanto mi giro verso la portineria con occhi supplichevoli. Di lì, poverino, l'addetto mi rassicura sempre sul fatto che sta sollecitando qualcuno  affinchè mi venga a prendere ma "...sa, prima la pausa pranzo, poi la partita...". Sgrunt. Ho un grosso, enorme, titanico SGRUNT disegnato sulla fronte.
Finalmente, dopo solo circa un'ora, arriva un tizio a prendermi.
"venga con me" e mi da le spalle
"buongiorno, eh!!!!" sibilo
"ah...sì, buongiorno, scusi per il ritardo" mi dice voltandosi appena
... ... ...
Mi accompagna in una stanza dove c'è Tiziogentile che mi saluta, mi da la documentazione e mi accompagna in un'altra stanza dove poterla esaminare. E si allontana.
Tempo 30 secondi e arriva Tizioincredulo che mi dice: "Quanto tempo pensa di metterci??? a che ora aveva appuntamento???"
"All'ora X"
"Ah! e come mai tutto questo ritardo???"
"Senta, io sono qui per lavorare. Sono arrivata in orario ma poi mi hanno piantonato giù in portineria ad aspettare per un'ora..."
"Un'ora? impossibile!"
Lo fulmino con lo sguardo e va via. Entra in una stanza adiacente e lo sento riferire la conversazione a Tiziostronzo che gli insinua che sto mentendo, che è impossibile!
A me cominciano a girare abbondantemente gli attributi che non ho di natura ma che mi erano cresciuti mentre aspettavo che mi ricevessero. Ritorna Tiziogentile e mi chiede se ho fatto. Preciso che nel frattempo erano passati 5 minuti al massimo e io dovevo esaminare un progetto, non l'ultimo fumetto di topolino.
Io stizzita gli riconsegno tutto. Gli dico che tanto vale farne a meno e che mi facesse la cortesia di chiamare in portineria e di chiedere l'ora di consegna del pass. Lui poverino cerca di abbozzare, mi dice di prendermi tutto il tempo che mi serve, che sicuramente c'è stato un equivoco.
L'unico equivoco però è sempre il solito: il fancazzismo!
Mi sono arrabbiata tantissimo perchè ho perso una marea di tempo per non riuscire a concludere nulla. Tra l'altro l'appuntamento mi era stato dato dall'Ente, se non volevano fattori di disturbo poteva dirlo subito! la prossima volta ci torno armata di vuvuzela!
Ah, da grande voglio diventare Brunetta!

mercoledì 23 giugno 2010

Panta Rei

Vi sentite mai diversi?
Non divesi dagli altri  'che, vivaddio, per fortuna ci è stata evitata la piaga dell'omologazione anche se...vabbè, sorvoliamo... intendo proprio dire: vi sentite mai diversi dall'opionione che vi siete fatti di voi stessi?
Diciamocelo, seppur ci riconosciamo qualche piccolo difettuccio, qualche neo infinitesimo, non siamo proprio 'sto gran ricettacolo di virtù. Si sa, bisogna sapersi vendere, ogni tanto una piccola limatina a qualche viziuccio ci sta, l'importante è non convincersi troppo della propria infallibilità perchè se accade - e accade sempre - scontrarsi con la realtà può lasciare un po' di amaro in bocca e qualche perplessità.
Ultimamente mi sono resa conto dell'involuzione morale che ha avuto la mia coscienza (e anche conoscenza, lo ammetto) ma ho delle attenuanti, se così si possono considerare. Da fanciulla ero una paladina della verità, non mentivo nemmeno sotto tortura e mi piace pensare che sia ancora così ma, dopo aver detto l'ennesima grossa balla al telefono per motivi di lavoro, mi rendo conto che la mia virtù è seriamente in pericolo. Per non parlare della mia socialità: un tempo adoravo passare le ore al telefono. Ricordo le incursioni nelle cabine telefoniche, le ore in piedi attaccata a quella cornetta sempre troppo sporca e scassata. Ora, complice il lavoro e i diecimila cellulari che mi porto dietro, il trillo del telefono mi causa un fastidioso sfogo allergico. Abbiate pazienza se vi rispondo un po' più becera del solito.
Vogliamo parlare della cultura? sono sempre stata una ragazza prodigio: mangiavo libri e li assorbivo con la stessa facilità con cui ora il gelato si deposita sui miei fianchi. Avevo una cultura vastissima, sapevo e potevo parlare di tutto, mi dedicavo all'arte in tutte le sue forme, ero proprio brava, lo dico senza falsa modestia visto che a suo tempo fu proprio l'eccessiva umiltà a non farmi godere dei miei meriti. Ora di tanta cultura resta qualche sprazzo e un po' di confusione ma, capitemi, passo il mio tempo a parlar di cazzuole, fogne e discariche. Come credete che la prenderebbe il mio pittore se gli dicessi: "questa scala di azzurro mi ricorda il periodo Blu di Picasso in cui esprimeva la sua mutevolezza melanconica" ? Ve lo dico io: la prenderebbe molto male: "A 'ngegnè, ma vedi d'annattene a..."
Diverso, ma in senso positivo, è il mio atteggiamento verso l'Altro. Da fanciulla grulla qual ero, vittima di una timidezza imbarazzante e invalidante, pensare agli altri e pensare agli alieni era più o meno la stessa cosa. Tutti mi sembravano così complessi e ignoti. Da lì iniziò la mia passione per psiche e dintorni.
Col tempo l'Altro non mi fa più paura anzi...ho affinato un sistema intuitivo che mi permette di percepire a pelle le persone e, per mia s/fortuna, riesco a prevedere ed evitare cantonate colossali. Se prima di fronte una delusione o un problema mi sentivo fintita e desideravo liquefarmi per scorrere via il più velocemente possibile, ora laddove non riesco ad evitare un evento spiacevole lo affronto a testa alta e, se proprio non va, mi ravvio i capelli e cambio strada al grido di " ma sì, sticazzi!!!"
Noblesse oblige ;-)


lunedì 21 giugno 2010

La legge del contraBasso

Poste italiane. Arrivo e trovo all'esterno della vetrata d'ingresso un cartello: "causa manutenzione informatica, l'ufficio resterà chiuso per 40 minuti".
Ok...ma subdolo, un sospetto s'insinua tra i miei neuroni: 40 minuti a partire da quando???
Mi guardo attorno e scorgo nel piazzale antistante un vecchietto che gironzola senza meta. Ha proprio l'aria di chi ha voluto sfidare il modo della pubblica amministrazione aspettando. Mi avvicino e gli chiedo se e da quando aspetta. Mi risponde che è da lì da mezz'ora.
In TEORIA mancherebbero solo dieci minuti. Se po' fa.
Ritorno alla vetrata e comincio ad aspettare. I minuti passano lenti. Ad un tratto vedo passare un addetto allo sportello. Comincio a bussare alla vetrata e colgo la sua attenzione. Si avvicina e mi chiede cosa voglio.
Voglio solo sapere quanto manca!
Lui mi guarda schifato e mi dice che c'è scritto sul cartello: 40 minuti! Ed io intrepida e ancora fiduciosa: 40 minuti da quando?
E lui, perfido e con la migliore faccia di bronzo (o da stronzo) mi risponde serafico: da ora!!!

Altro ufficio postale (mica pensavate che sarei rimasta lì!). L'addetto allo sportello sta chiamando diversi numeri. Non presentandosi nessuno, aspetta un po' e poi passa al numero successivo. Niente da eccepire. Se non che...
Entra trafelato un vecchietto: "Aho, ce stavo io!!! che te chiami i numeri così veloci, ma che non l'hai visto che stavo ar telefono??"
Addetto: "Scusi ma io come faccio a sapere che numero ha lei?"
Vecchietto: "Lo so che non ce lo sai però potevi evità de core co li numeri! stavo ar elefono!"
Addetto: "io ho chiamato, ho aspettato e, visto che non si muoveva nessuno, sono passato al numero successivo""
Vecchietto: "Sì, ma io stavo ar telefono, il tempo de salutà e riattaccà e te già avevi chiamato l'altri! Stavi a core troppo! e poi che te ridi???"
Infatti, nel frattempo io e l'addetto alle poste ci guardavamo in faccia e ridevamo. 
Come si dice: chi di spada ferisce, di spada perisce!

venerdì 18 giugno 2010

freeday is better than friday

Iniziare la giornata canticchiando una storpiatura degli U2 "...friday, bloody friday..." non è che la premessa di una tempestosa giornata lavorativa con RollingStone. Lei ed io soltanto.
Io ci provo ad essere paziente anche se, confesso, mi sono immaginata spesso maestrina d'altri tempi pronta a bacchettarla sulle mani...
"Rolling, hai sbagliato di nuovo, mano sul banco, presto!"
"noooo, signora maestra, nooooo, non lo faccio più!"
"Ho detto mani sul banco, non farmelo ripetere!"
"...si..."
Tac! una bella bacchettata!!!!
Eh, ma come cantava Cenerentola, i sogni son desideri chiusi a tripla mandata in fondo al cuor...
Tronfia del mio lato sadico nascente, con tutti i miei migliori propositi e spropositi, mi accingevo ad espletare il lavoro addietrato di Rolling. Tra questo un banale pagamento da effettuare presso una qualsiasi ricevitoria. Oggi è l'ultimo giorno del pagamento, la tempestività prima di tutto! Già ieri sera Rolling mi aveva dato sconsolata il modulo dicendo di non essere riuscita a pagarlo. Onde evitare di soffocarla col modulo stesso, avevo fatto qualche giro per trovare una ricevitoria che mi permettesse il pagamento ma, vista l'ora, erano o già chiuse, o in procinto di chiudere o senza linea. Quando si dice la sfiga...
Stamane torno in ufficio con il modulo in scadenza nella mia borsa. Ho un dubbio: possibile che un pagamento possa essere effettuato solo presso una ricevitoria? Mi collego al sito dell'ente e c'è scritto a caratteri cubitali che il pagamento può essere fatto in una ricevitoria o ON LINE, con carta prepagata, SENZA USCIRE DALL'UFFICIO, col culo comodamente seduto, senza patemi d'animo o perdite di tempo inutili, tempo dell'operazione dueminutidue.
Chiamo RollingStone, sono le 9.00 e sono già inacidita come uno yoghurt scaduto:
"Roll, quando hai compilato il modulo da pagare on line, non hai visto che potevi pagarlo direttamente? devi fare più attenzione!"
"Ehhhh, ma io l'ho visto!!!"
"Cosa???"
"Sì, c'è scritto pure in grande che si può pagare con carta di credito!"
"Ma santapolenta percheccavolo non l'hai fatto subito senza far perdere tempo ad entrambe a cercare una ricevitoria abilitata???"
"Ehhhh, ma io mica sono autorizzata a fare pagamenti con la carta!"
"Eri autorizzata a dirmelo!"
"Ehhhh, ma io mica lo sapevo!"
"Cosa???"
"...che ero autorizzata a dirtelo!"

.....
....
Om! Om!

giovedì 17 giugno 2010

Au clair de la lune

A volte mi soffermo a pensare cosa ci sia di sbagliato in me. Negli anni ho capito che il mio problema maggiore nel relazionarmi con gli altri è un'eccessiva accondiscendeza che poi si rompe all'improvviso, come un quadro appeso alla parete per anni che, all'improvviso, cade. Inquietante vero?
In realtà quel che mi rende maggiormente perplessa è il rapporto che ho con me stessa. Io vivo in un condominio. O meglio: io sono un condominio, siamo in tante qua dentro. Ed è difficile andare d'accordo con ogni me stessa. C'è la me cinica, truce, quella che affronta i problemi con incoscenza. Di solito vien fuori quando le altre me stesse falliscono. Si impone con prepotenza e risolve tutto a modo suo. Un modo abbastanza caciarone per dirla tutta. Il suo motto è "non ti preoccupare, se un problema ha soluzione la troverai. Se non c'è l'ha, preoccuparsi non ti aiuterà a trovarla". E' la stessa me stessa che tiene banco con gli amici. Che ride e fa ridere. Difficilmente sorride.
C'è la me razionale, un incubo: amante dei numeri e della logica. Purtroppo non solo sul lavoro. E' la parte di me che più non sopporto. E' capace di soffrire per mere questioni di principio. E in un era in cui principio, lealtà e verità sono optional non c'è di che ben vivere. E' una che, ve lo confesso, passa il tempo a rimuginare "le parole sono importanti..."
Tra queste si alterna la me creativa, quella che passa il tempo libero dipingendo, incidendo il rame, disegnando...Una me che prende polvere in un angolo sperduto perchè sopraffatta da una vita che non è proprio quella che si aspettava ma tant'è! Resta solo una grande passione per i libri, letti e scritti. E resta solo il grande rimpianto per non avere il tempo necessario a fare di più.
Tra le varie sfumature di me che vanno su e giù per questo strano condominio, ce n'è una piccola piccola. La me fragile. Pur essendo esigua fa danni di proporzioni nucleari. Mi accorgo che sta venendo a galla quando sento un bruciore proprio al centro del cuore. E' lei la parte di me che non capisco e che non riesco a digerire. Mi rende insicura quando non dovrei esserlo, mi lascia alla mercè di chi si nutre dei sentimenti altrui. La combatto da anni in un modo che, razionalmente, so inutile e sbagliato. Ci sono vari modi per anestetizzarsi dalla vita. C'è chi si droga, chi si lascia morire di fame, chi mangia fino a sentirsi morire, chi beve fino a svenire e chi fuma fino a consumarsi. Modi sciocchi eppure così irrazionali. Difficile uscire da una dipendenza, non credete? La difficoltà sta proprio nel fatto che non c'è nulla di razionale, nulla che possa essere davvero sradicato. Se hai la febbre sai che la tachipirina te la fa abbassare, ma se hai fame di vita come ti curi? a chi ti rivolgi?
Si crea un loop distruttivo: dolore, dipendenza, vergogna, dolore, dipendenza, vergogna in un ciclo continuo che richiude sempre e solo su se stesso. Ed è difficile parlarne. Soprattutto è difficile farsi capire.
E proprio nei momenti d'incompresione nera, quando anche per me è difficile strarmi accanto, mi butto sulla mia "droga" perchè, in fondo, un mal di pancia fisico da l'illusione di coprire ogni dolore psichico.

mercoledì 16 giugno 2010

Considerazioni sotto effetto del Voltaren

E' lecito fare 700km in auto per ritirare un foglio di carta? Sì, lo è.
Partenza all'alba per un viaggio che mi ha fatto tagliare trasversalmente gli appennini. Un viaggio interminabile ma di una bellezza unica. Correre veloci su di un'autostrada retta da piloni altissimi ha svegliato in me qualche brivido di vertigine. L'azione dell'uomo sulla natura ha qualcosa di terrificante e straordinario nel contempo: è riuscito ad addomesticare le montagne, far loro un buco in pancia e passarci attraverso. D'altra parte l'opera dell'uomo appare un'inezia di fronte la straordinarietà e l'immensità del vuoto tra le pendici.
Se riuscissimo a ricordare un po' più spesso che su questo pianeta oltre ad essere attori siamo anche agenti...

Comunque, visto il mio stato di intontimento e il forte mal di schiena, ho potuto dedurre due cose:
1) guidare 8 ore in un giorno afoso senza fermarsi nemmeno a far pipì non mi fa bene;
2) guidare 8 ore in un giorno afoso senza fermarsi nemmeno a far pipìa ascoltando a ripetezione lo stesso cd di Ligabue cantando a squarciagola non mi fa decisamente bene.