giovedì 21 novembre 2013

martedì 15 ottobre 2013

Apatia da ufficio

In questi giorni sono sola in ufficio. Il cantiere procede autonomamente. Il committente tace. Il cielo è grigio e una noia noiosa mi annoia (non so se rendo l’idea).
L'apatia è la mia unica compagna di lavoro.
L’apatia e i call center.

Driiiinnn
“Pronto?”
“Buongiorno, sono Gina della Teletruffa, posso parlare con un responsabile?”
“No, non c’è”
“E quando c’è?”
“Chi?”
“Il responsabile!”
“Non c’è”
“Ho capito che non c’è ma quando lo trovo?”
“Chi?”
“Mi prende in giro?”
“Quale giro?”
“Pronto?”
“Chi è?”
“Voglio parlare con un responsabile!”
“Non c’è”
“LO SO, QUANDO LO POSSO TROVARE???”
“Chi?”
Clic.

Scusa Gina ma anche io ho bisogno di passare il tempo.



lunedì 14 ottobre 2013

Forme di mobbing alternative

Se la persona con cui lavori diventa un petomane seriale, si può rilevare una forma di mobbing o bisogna limitarsi a promuovere una campagna contro le armi chimiche?
Se la persona con cui lavori dimentica gli incarichi che ti affibbia con carattere di urgenza  e si arrabbia perchè quello che fai non è urgente, si può rilevare una forma di mobbing o solo un leggero stato di rincoglimento senile?
Se la persona con cui lavori  ti fa gli squilli in continuazione col cellulare per essere richiamato, si può rilevare una forma di mobbing o trattasi di una forma acuta di tirchieria?
Se la persona con cui lavori  ti fa gli squilli di cui sopra sul telefono fisso, ben sapendo che non puoi visualizzare il numero, e si arrabbia se non lo richiami, si può rilevare una forma di mobbing o trattasi di arteriosclerosi?

giovedì 10 ottobre 2013

Evoluzione di pensiero

C’era un tempo in cui ero una persona educata e pacata.
Quel tipo di persona che, per capirci, pure in piena ira, era in grado di esprimere il suo stato emotivo con uno stizzito “Sono veramente irritata”.
Col tempo poi ho capito la differenza che passa tra l’irritazione e la rabbia idrofobica.
Oggi non direi più di essere irritata, a meno di non riferirmi a qualche sfogo cutaneo.

Oggi, per gli sfoghi mental-esistenziali-psico-emotivi, userei tranquillamente un “sono incazzata nera!” ben sapendo di non rendere pienamente l’idea.


venerdì 13 settembre 2013

Mai 'na gioia

E poi ti squilla il telefono:
“Ciao, sono Francesco!”
“Chi? Il Papa?”
“No, sono Francesco di Telecom!”


E te pareva!

mercoledì 4 settembre 2013

Caro lettore

Ok. Mi siedo e mi calmo: cercherò di essere ragionevole.
Da quando è venuta fuori l’emergenza discarica è uscita tanta di quella immondizia politica che non vi dico. E che soprattutto i giornali non vi dicono. E questo a cosa porta? Alla banalizzazione del problema. Chi non conosce i fatti, tira fuori sempre i seguenti argomenti:
  • Eh, ma la discarica la dovranno pur fare da qualche parte!
  • Chi protesta è egoista perché i rifiuti sono un problema sociale e non si può proteggere solo il proprio orticello.

Ok.
Su questi due punti, vorrei chiedere a te, lettore, cosa penseresti se volessero aprire una discarica nella zona in cui vivi. Saresti ancora così aperto di mentalità? Metteresti a disposizione il tuo orticello per il bene comune dell’umanità?
Non credo. E se mi rispondi di sì, mi faccio grasse risate.
Quindi, se mi incontri, e senti che ti stanno per uscire frasi di questo tipo, fatti prima un esamino di coscienza, contieniti ed evita di tirar fuori dalla bocca la fiera del qualunquismo.
Se anche questi due argomenti non dovessero convincerti, proverò con questo.
Il sito scelto per la discarica non è un luogo fuori dal mondo. La prima casa è a 600 metri. Metri. Ad un paio di km c’è una scuola, un asili nido, un santuario. Tutt’attorno centro abitato. Adiacente ci sono delle imprese agricole molto note, avrai sicuramente bevuto il loro vino e il loro latte, per non parlare di quello che hai mangiato. E diciamo pure che c’è un vincolo paesaggistico che tutela la zona e i parchi archeologici. Non ti sembra un posto un po’ insolito per una discarica?
E no, non è un sito temporaneo. Come si dice, non c’è nulla di definitivo di una cosa provvisoria. La grande discarica storica di Roma, Malagrotta, ne è un esempio: è campata 30 anni con proroghe continue.
Forse, e spero sia così, ti verrà da chiederti perché qui e non altrove. Forse non c’erano alternative?
E invece c’erano. In particolare il Ministero della Difesa si è offerto con dei poligoni dismessi. Il presidente della Regione, come nel migliore programma televisivo, ha detto: “Rifiuto l’offerta e vado avanti”.
Perché? Mistero. Ed è un vero mistero il perché il tavolo tecnico per la scelta del sito venga secretato. Per quale motivo una scelta del genere dovrebbe essere tenuta nell’assoluto segreto?
Domande senza risposta. O forse no.
Chissà. Ci sono molte indagini in corso e io non vorrei puntare il dito su nessuno però…
…però mi fa pensare il fatto che la gestione di questa discarica dovrebbe essere affidata con incarico diretto ad un privato e non mediante gara pubblica
….e mi viene da sospettare, maligna che non sono altro, che il rifiuto del sito offerto dal Ministero della Difesa possa essere dovuto alla volontà di non avere ingerenze esterne nei rapporti con questo privato

….e mi fa pensare il fatto che non si riesca a capire chi sia questo privato…
… e soprattutto c’è da sorprendersi che si parli di infiltrazioni mafiose?
Ecco, caro lettore, pensaci su quando ti verrà voglia di dire che i manifestanti sono egoisti e che una discarica bisognerà pur farla da qualche parte. Ovvio che va fatta ma, plausibilmente, in un sito che non sia così troppo inadeguato ad accoglierla. Poi, carissimo lettore, chiediti anche: perché i giornali non parlano di tutto ciò? Perché il massimo che riesci a trovare è un trafiletto in cui si narra di un gruppo di esagitati che blocca la strada?

A te le risposte.

giovedì 8 agosto 2013

Show must go on

Dopo 5 sere consecutive in cui abbiamo occupato la strada nel silenzio della stampa e dei giornali, abbiamo deciso che bisognava urlava più forte. Quale migliore occasione poteva capitare se non l’inaugurazione dell’area pedonale dei Fori?
Ci siamo organizzati, pagando di tasca nostra i bus, “armati” di striscioni e fischietti.
Siamo arrivati alla Bocca della Verità pieni di buoni propositi e ci siamo trovati circondati dalla polizia nemmeno fossimo una novella armata Brancaleone. Secondo gli intenti dell’Amministrazione, avremmo dovuto stazionare nella piazza, laddove potevamo avere il minimo della visibilità. A che pro?
Con coraggio, ci siamo lanciati in direzione dei Fori sfondando ben 3 cordoni della polizia:

  1. 1)      Il primo cordone l’abbiamo superato grazie alle presenza di strategiche piante di oleandro: uno ad uno, ci siamo infilati lì dentro, passando oltre la polizia. Quando quest’ultima si è accorta di avere metà dei manifestanti alle spalle, è corsa subito avanti per preparare un’altra cordonata;
  2. Il secondo cordone l’abbiamo superato in modo sorprendente. Tutto il gruppo dei manifestanti si è spostato verso sinistra, come se avesse voluto imboccare una via laterale. La polizia si è spostata per adeguarsi e…in quel mentre, tutti di corsa verso il lato destro della strada che era rimasto scoperto. La polizia, sorpresa, si è spostata ancora per la formazione di un terzo cordone;
  3. Il terzo cordone, proprio sotto il Campidoglio, è stato superato per un caso. Mentre alcuni dei manifestanti cercavano di raggiungere il Campidoglio, la polizia ha fatto barricata sulla scalinata. Questo ha permesso agli altri di raggiungere agevolmente i Fori.
Qui un quarto cordone ha bloccato il più dei manifestanti, i più agguerriti sono riusciti ad andare oltre mischiandosi nella folla.
Abbiamo urlato, cantato, cercato di attirare l’attenzione sul nostro problema che i più nemmeno conoscevano. Qualcuno ci ha capito, molti si sono arrabbiati perché stavamo rovinando una festa… una festa contro la salute???  A chi importa se la discarica la aprono lontano, l’importante è che non sia qui!!!  Al momento è più importante la festa! Morite in silenzio, prego!
Il giorno dopo i giornali hanno detto più o meno questo:
  1. Visto che l’ex sindaco Alemanno, si è fatto partecipe della nostra manifestazione (non invitato!), alcuni giornali ha detto che un gruppo di fascisti ha invaso i Fori per rovinare la festa a Marino: FALSO. Siamo un gruppo di cittadini, di diverso colore politico, uniti solo dalla stessa problematica. Non abbiamo sponsor politici, la manifestazione e l’autobus ce li siamo pagati di tasca nostra.
  2. Qualche giornale ha anche detto che eravamo pericolosi: FALSO. Eravamo un gruppo eterogeneo con numerose donne e bambini, molte carrozzine e pure un uomo in sedia a rotelle. Sembriamo pericolosi? Non ci sono stati scontri con  nessuno. Noi non eravamo né in grado né intenzionati a farlo. La polizia non ha alzato un dito contro di noi.
  3.  Hanno detto che qualcuno ha sbattuto uno stendardo (con l’effige della Madonna del Divino Amore) in testa al capo dei vigili urbani che ha riportato ferite: FALSO. Il capo dei vigili ha provato a prendere lo stendardo dalle mani di chi lo portava e, accidentalmente, le è caduto in testa. Ci sono video che lo dimostrano, con tanto di capo dei vigili che dice: “Non è successo niente”.

Questa vicenda, che è solo l’inizio di una lunga battaglia, mi ha insegnato che:
  • -          Democrazia, ecologia e libertà sono solo slogan del solito populismo;
  • -          I giornali manipolano le informazioni a seconda del colore politico che difendono;
  • -          Per avere un’ informazione critica bisogna leggere le testate minori ancora poco contaminate;
  • -          La gente pensa solo al proprio orticello. Gli altri possono pure morire.
  •  


Show must go on.

venerdì 2 agosto 2013

Casa mia. La lotta.

E’ sera. Fa ancora caldo ma un leggero venticello fredda il sudore sulla pelle. Sono in piedi in mezzo alla strada, spaesata. Attorno a me altre persone come me. Interdette, spaesate, inquiete. Più perplesse che incazzate, diciamocelo. L’incredulità è ancora la componente primaria.
Delle torce sono state accese e buttate in strada per segnalare la nostra presenza. Gli automezzi si fermano, qualcuno si arrabbia, qualcuno ci capisce, qualche camionista scende dal tir e si unisce a noi per chiacchierare.

Un gruppo di vigili sbarra la strada. Non si avvicinano, non si capisce se per timore o per non disturbare (l’altro lato della solidarietà).
Se mi avessero detto che un giorno mi sarei trovata a bloccare una strada per protesta non ci avrei mai creduto ma, si sa, la vita prende strade sempre sorprendenti…
Com’è iniziata?
Una settimana fa si sparge una notizia: vogliono aprire una discarica a via Ardeatina, km 15,3.
Per chi non sapesse dov’è, vi parlo di questo posto di modo che ognuno, liberamente, potrà valutare l’opportunità o meno di candidare questo posto a immondezzaio a cielo aperto.
Il sito si trova nella zona Sud di Roma, in area quasi intatta della campagna romana, posizionato al centro di zone archeologiche protette da parchi (Appio-Ardeatino), in prossimità del Santuario del Divino Amore, un grande e importante centro di culto italiano, senza contare i numerosi agriturismi, centri di cultura biologica e allevamenti. Quando sono venuta qui la prima volta, me ne sono innamorata. A sera, di ritorno dal lavoro, in pochissimi km lascio il caos cittadino per tuffarmi in una versione terrena del paradiso.  Se mi affaccio dalla finestra vedo campi immensi, qualche gregge di pecore, qualche cavallo al galoppo. Gli unici rumori che avverto sono il canto degli uccelli e il riso di qualche bambino che gioca qui attorno.
Per qualcuno, sebbene esista anche il vincolo paesaggistico Bondi, tutto ciò è irrilevante. Così come sono irrilevanti i problemi di viabilità o di salute che verrebbero a generarsi.
Io vi chiedo sostegno. Chiunque passi di qui, faccia un passa parola.
Anche se sei lontano da qui e il problema sembra non toccarti, aiutaci nella nostra lotta.

Ci serve visibilità. Anche se ti sembra di poter far poco, ricorda che l’oceano è un insieme di gocce.



Le foto sono scattate da persone che abitano qui.


martedì 23 luglio 2013

Proroga contrattuale

“…che poi io mi chiedevo, Dange, ma secondo te …ora che vai via a fine Luglio…quando resterò solo in ufficio, cosa accadrà?”
Perché mi devi fare domande di questo tipo a cui non posso rispondere come vorrei? Proviamo con la diplomazia:
“Beh, dovrà interfacciarsi un pochino di più con i fornitori e i consulenti…”
“Ma ad esempio, che ci devo fare coi fornitori?”
Li devi pagare!!! Che ci vuoi fare???
“Beh, dovrebbe controllare le varie scadenze, autorizzare le ri.ba o fare i bonifici. Il commercialista potrà seguirla se avrà qualche dubbio…”
“Ah, già…ma se chiama qualcuno e mi chiede qualche documento, dove lo trovo?”
Annamo bene…Alzheimer incombente…
“La documentazione è tutta scannerizzata. Anche il cartaceo è catalogato. Qui abbiamo la parte contabile, nei corridoi quella relativa ai cantieri. Ogni cantiere ha un suo faldone”
“E le buste paga chi le fa?”
Mia nonna, chi vuoi che le faccia?
“Il consulente del lavoro…”
“Ah, già…e con il caffè come la mettiamo?”
“In che senso?”
“Io non la so usare quella macchinetta del ciufolo, come devo fare?”
“Le faccio vedere come funziona…”
“No, è inutile è difettosa. Perché non resti fino a dicembre? Ci sono troppe cose da fare, mi serve un aiuto”

No, a te serve uno psichiatra.

venerdì 12 luglio 2013

Stordimenti

Giovedì scorso:
“Ho preso appuntamento per il sopralluogo, ci vado martedì mattina”
Venerdì scorso:
“Capo, questi sono i documenti da firmare, ho il sopralluogo martedì mattina”
Lunedì sera:
“Capo, si ricorda che domani ho il sopralluogo?”

Martedì mattina.
Squilla il telefono.
“Dange, ma dove sei? Oggi non vieni a lavoro?”


Repetita (non) iuvant. 

martedì 2 luglio 2013

Il petomane

Nelle ore silenziose e pigre di questo ufficio ogni tanto risuona una pernacchietta soffocata inutilmente da un colpo di tosse, da un pestare di piedi o dal gettare a terra un libro.
O tu, capodecapis, che tenti in ogni modo di dissimulare un fastidioso imprevisto dell'età, ti vedo impegnato nel combattere rumori molesti ma, sappi, quanto fai è totalmente è inutile.
C'è una cosa che non potrai mai dissimulare, nemmeno accendendo il ventilatore. C'è qualcuno che non potrai mai ingannare, nemmeno usando quei pesanti deodoranti da donna anziana: il naso.

Per citare Dante:
« Ed elli avea del cul fatto trombetta. »
(Inferno, XXI, v. 139)

venerdì 24 maggio 2013

Giusto per rendere l'idea


Mi ricollego al post precedente. Avendo lavorato in un call center, so benissimo lo stress e la pressione a cui si è sottoposti, per questo cerco di rispondere sempre educatamente tenendo a bada la mia acidità naturale. A volte però accade che le telefonate si concentrino nella stessa fascia oraria per cui, in un’ora mi trovo a rispondere a 6 chiamate da parte di call center, a parte quelle lavorative. Capirete quindi che la pazienza va scemando, soprattutto se chi c’è dall'altra parte non coglie subito il messaggio e persiste nel chiamare…

Nota società di telefonia con cui il mio capo aveva una decina di contratti, era una specie di cliente speciale, l’hanno perso perché lo hanno fregato su una promozione e lui ha disdetto tutte le decine di contratti attivi. Ogni tanto provano a cercarlo:
“Buonasera, sono Milvia della ChiamaGratis, volevo parlare col Sig. CapoDeCapis”
“Non c’è”
“E dov’è?”
“E’ morto”
Click.

Altra arcinota compagnia telefonica dalle idee un po’ confuse:
“Buongiorno, sono Mario di Telecongo, volevamo propor
“Siamo già vostri clienti”
“Ah, scusi, non lo sapevo”
Click.

Arcinotissima compagnia di telefonia cellulare:
“Salve, sono Sabrina della Promophone, volevo propor
“Non mi interessa”
“Ma non sa nemmeno cosa volevo proporle!”
“So che non mi interessa e mi basta”
Click.

Sembrerà incredibile ma
“Buongiorno, so che non ve ne occupate, ma volevo sapere se vi poteva interessare l’acquisto di mozzarelle di bufala campana!”
“…è uno scherzo?”
“No no, chiamo da un caseificio e stavamo pensando ad una vendita a distanza, siete interessati??”
“No no, assolutamente!”
“Nemmeno lei? Non le piacerebbe una burrata?”
“Sono a dieta”
Click.

Anni fa avevamo un appalto con una società che forniva acqua a domicilio. Una volta mi accapigliai telefonicamente con un’operatrice della società perché avevamo fissato un appuntamento per la consegna a cui io non mi feci trovare perché, mezz'ora prima, un operaio aveva avuto un infortunio sul lavoro e io ero in ospedale con lui. Nemmeno mi ricordai che c’era questa consegna altrimenti avrei chiamato immediatamente per disdire. In compenso, quando tornai in ufficio, trovai un messaggio sulla segreteria telefonica delirante in cui l’operatrice mi accusava di averla ingannata usando toni allucinanti (l'importo della consegna era di 30 euro circa). Io ero ancora provata dall'incidente e la richiamai…fu il caos.
Dopo due anni riconosco la sua voce al telefono:
“Buongiorno, sono Maria della Bevitelatu, ho visto che siete nostri clienti e che non acquistate da un po’. Non mi dica che non avete ancora finito l’acqua che vi abbiamo portato, he he”
“E invece glielo dico!”
“Mi prende in giro?”
“No, assolutamente. Cosa glielo fa pensare?”
“Mi sembra…comunque, volete ordinare?”
“No, non siamo interessati”
“Non bevete più?”
“No, abbiamo smesso. Addio.”
Click.

Nota società che si occupa di igiene dentale che chiama, ogni santo giorno che dio manda in terra, sul cellulare aziendale per fissarmi un appuntamento personale (non richiesto). Ogni santo giorno che dio manda in terra, rispondo che non sono interessata, che sono a lavoro e che non voglio rubare del tempo per capire cosa propongono (tanto la solfa è sempre quella). Immancabilmente continuano a chiamare in orario d’ufficio. All'ennesima:
“Pronto!”
“Buongiorno, sono Pino di Cavadent, la chiam
“Scusi se la interrompo, ma ho già detto a qualche decina dei suoi colleghi che non sono interessata e che questo è un cellulare aziendale che dovete cancellare dai vostri archivi”
“Ah…ok. Allora la chiamavo per proporle una vis
“Ha capito quello che le ho detto???”
“…isita gratuita presso i nostri centri!”
“Ho da fare, addio
“Quando posso richiamarla?”
“MAI”
Clik

Momento di depressione, mi chiama un operatore a cui concedo una chance.
“Buonasera, sono Gino di Telecoma, volevo proporle quest’offerta irrinunciab
“Mi manda un email col dettaglio? Così me la guardo e le faccio sapere”
“Subito, buonasera!”
La mattina dopo.
La mattina più sbagliata che potesse esserci. Il capo mi stava comunicando la data in cui l’impresa avrebbe ufficialmente chiuso, con conseguente mio licenziamento. Nel mentre della discussione, tra urla e pianti (del capo), squilla il telefono.
“Buongiorno, sono Gino di Telecoma, ci siamo sentiti ier
“Non è ora il momento. Buongiorno”
E lui che fa?
Richiama. Nel mentre il capo continuava a sbraitare.
“Buongiorno, sono Gino di Telecoma, si ricorda che
“Le ho detto che ora non è il momento. Buongiorno”
Richiama.
“Buongiorno, sono Gi
“Quale parola di “ora non è il momento” non ha capito??? La smetta, ‘@zzo!”
Dopo due giorni, ricevo questa telefonata:
“Salve, sono il responsabile del servizio Telecoma, chiamavo a proposito della chiamata che le ha fatto un nostro operatore”
“Sì, ricordo, mi scuso per essere stata scortese ma
“Eh, molto scortese, non si fa!”
Il ph scende precipitosamente:“E’ vero, sono stata molto scortese!!! Ma dall'altra parte ci vorrebbe un minimo di intelligenza per capire quando è il caso di smetterla!! Ad esempio, io la finirei qui. Buongiorno!”
Tanto ormai sapeva che ero scortese, non credo di averlo sorpreso più di tanto!

Occhio a chi telefonate, potrei rispondere io!

martedì 21 maggio 2013

Dove sono quando non ci sono



E poi ti chiedono: “Perché hai abbandonato il blog? Possibile che non trovi dieci minuti di tempo per aggiornarlo?”
E allora ti soffermi a pensare ad una giornata tipo in un’azienda in crisi di cui sei l’unico dipendente.
C’è l’inquietante problema del telefono che squilla in continuazione:la mattina arrivi, infili la chiave nella toppa e, come se fosse scattato un segnale, il telefono inizia a trillare come se non ci fosse un domani per conversazioni che spesso hanno questo tono: 
“No, non ci interessa cambiare piano telefonico, no nemmeno il contratto utenze, no non abbiamo bisogno di un esorcista, no non le vogliamo le mozzarelle a domicilio, non vogliamo proprio nulla, aiutoooo” 
Per non parlare di quando ti scappa la pipì, arrivi in bagno, ti slacci i calzoni e il telefono ricomincia a squillare.  Allora, se ti senti in vena, tiri su i pantaloni e corri a rispondere 
per un “No, non compriamo niente!” oppure ti tappi le orecchie e ti concedi un minuto di pausa, tanto è sicuramente il solito imbonitore, telefonico, per poi sentirti dire dal capo: “Il notaio mi ha detto che ha chiamato ma non ha risposto nessuno!”.
Ettipareva.
Vogliamo poi parlare di quando provi a mangiare qualcosa e in quel mentre citofona il postino, il 
corriere, l’ascensorista, qualcuno che ha sbagliato, oltre ovviamente al telefono che squilla, sia chiaro.
Io non mastico, inghiotto bocconi tra una rottura e l’altra.
Eh, ma non mi limito solo ad addomesticare telefoni e citofoni, sia chiaro!

Impiego anche il mio tempo in lavori importanti da fare che, come la legge di Murphy insegna,  immancabilmente, 

  • ti affidano a ridosso della scadenza così che tu debba nutrirti di ansia finché non hai finito;
  • per cui avresti bisogno di una consulenza ma visto che il consulente non lavora a gratis ti inventi telefonate di finta cordialità nella speranza di spillare qualche suggerimento
  • per cui avresti bisogno di silenzio assoluto di concentrazione ma il telefono continua a squillare, il citofono a cicalare e, se proprio non dovesse bastare, c’è sempre l’omino delle pulizie che con un “disturbo signò?” attacca una tiritera che non finisce più perché non ci sono più i detergenti di una volta.
E non dimentichiamo le sedute col capo che alterna, poverino, stati depressivi-suicidi a stati aggressivi-omicidi. Ed essendo io, proprio io (che culo, eh!) l’unica fortunata ad essere presente a studio, mi sorbisco dei pipponi immensi, talmente grandi che me li porto pure a casa per finirmeli comodamente mentre dormo sotto forma di incubi e affini. 
Per non parlare dei cazziatoni random immotivati a cui, ho imparato, posso rispondere solo con un cenno della testa e con un melanconico “avete ragione” , pensando in cuor mio che “un giorno di ordinaria follia” non è solo il titolo di un film, ma una realtà non troppo lontana.


Vi stupirei se vi dicessi in quante puntate si può mangiare un panino!
Eppure tutto ciò mi mancherà.
Il tempo è passato e la data di uscita di scena è sempre più vicina.
Riuscirò ad abituarmi ai silenzi della mia casa, al sorriso di mio marito, al cinguettare degli uccelli?
Riuscirò a vivere senza lo squillare continuo del telefono? La mia vescica riuscirà a rilassarsi?
L’ansia è l’unica cosa che non mi mancherà.
Senza stipendio, inizierà una dura lotta: banca, non avrai mai la mia casa!

Giusto per rendere l'idea: post scritto dal 10/05 ad oggi, con varie interruzioni. Telefoniche, ovviamente.

mercoledì 17 aprile 2013

Quel “vabbè” non va bene per niente


Io, la commercialista e la macchinetta del caffè.
Mentre la macchina sfrigolava e sputacchiava un intruglio marroncino, lei (la commercialista, non la macchinetta) mi dice: “hai sentito dell’attentato a Boston??? Quanti morti!”
Io: “Già…per non parlare del terremoto in Iran!”
Lei, con un sorrisino ambiguo: “Vabbè…ma lì…”
La guardo. 
Mi guarda. 
Intuisce qualcosa.
Aggiunge: “Insomma, lì non è qui”
Le rispondo: “Beh, neanche Boston è qui, se vogliamo parlare in termini geografici”

D’improvviso tende l’orecchio e dice: “Scusa, mi squilla il cellulare” e corre via verso la borsa.
Anche se il cellulare non squillava affatto.

Io non sono acida. E’la gente che mi altera il PH.

martedì 9 aprile 2013

Avere i numeri giusti

Da quando ho saputo della chiusura dell'impresa, passo il tempo libero a spulciare annunci. Ma non mancano situazione neurodegenerative tipo:


Al telefono.
“Maledizione, mi si è bruciata la carta! Adesso come faccio?”
“Cos’è accaduto di preciso? Ha sbagliato il PIN?”
“No! L’ho inserito una volta e mi ha detto “operazione non valida”, l’ho inserito una seconda volta e mi ha detto “operazione non valida”, poi alla terza volta “carta bruciata” e così ancora una quarta e quinta volta!!!”
Della serie: repetita iuvant
“Ehm…credo abbia sbagliato il PIN…”
“Mica mi sono rincretinito! Il PIN è corretto! Chissà che accidenti sarà successo! Chiama l’assistenza e controlla, non posso stare senza carta!”
Il “per favore” è un optional da queste parti.
Chiamo l’assistenza e, toh! È stato inserito il PIN sbagliato. 
E non una, bensì 5 volte senza che mai dubbio colpisse il possessore!
Richiamo:
“Come avevo pensato, ha digitato male il PIN…”
“Ancora??? Ho detto che ho inserito quello corretto! Sarà rotto il POS”
…certo, oppure c’è una distorsione nel campo elettromagnetico generato dal pos che lo induce a selezionare un numero per un altro.

Due ore dopo.
Squilla il telefono.
“Sai, ho ricontrollato, il PIN era sbagliato. Avevo letto un numero per un altro”

Ma dai!

mercoledì 27 marzo 2013

La sottile differenza tra la peripatetica di strada e la troia di classe.

Si parlava oggi su un noto a-social network della defenestrazione di Battiato che pare abbia avuto l’ardire di affermare che “Queste troie che si trovano in Parlamento farebbero qualsiasi cosa''. 
Io non ho rilevato nulla di anomalo nella sua considerazione, ha detto qualcosa che pensano tutti in un modo abbastanza edulcorato rispetto a quello che avrebbe potuto usare chiunque. Io ad esempio. 
Forse avrebbe potuto aggiungere che non stava generalizzando e che qualcuno si salvava ancora dalla definizione del troiaio parlamentare. E forse avrebbe potuto aggiungere che in questa sua frase il termine troia non aveva solo un’eccezione femminile ma che poteva benissimo essere esteso a quei cosi di genere maschile che appestano il parlamento per cui, purtroppo  la lingua italiana non possiede dei termini abbastanza efficaci per definirli. Ovviamente senza generalizzare, sia chiaro. 
Ma non tutti la pensano come me:

Tizia si però...ci è andato un pò giù duro eh???

Caia per niente. Ha detto la verità. E non si riferiva di certo alle sole donne, ma all'atteggiamento di mercimonio e servilismo di certi "onorevoli"

Tizia si lo so ma io parlavo dei termini che ha usato,poi è logico che molti di noi pensano la stessa cosa....

Io Tizia ha usato dei termini che tutti noi usiamo. Forse avremmo detto anche di peggio!

Tizia Io penso che in certe situazioni e certi contesti NON bisogna usare certi termini,solo questo,poi ovvio che molti di noi pensano la stessa cosa

Io Invece di troia cosa avrebbe potuto dire? Meretrice? Peripatetica? Potrebbe cambiare la forma ma non la sostanza.

Io Di sicuro, se avessi dovuto esprimermi io, mi sarebbe arrivata pure la scomunica!

Tizia  eh vabbè....opinioni....mi dispiace che pensiate che io mi fermi solo alla forma,NOn è così. Fatto stà che pur condividendo la sostanza,IO la esprima in modo diverso,soprattutto quando sono in un contesto (se mai ci dovessi essere) come quello in cui si trovava Battiato.

Io Perdonami Tizia, io non ti voglio contraddire ma, se dici che condividi la sostanza ma l'avresti espressa in modo diverso, stai affermando che è un problema di forma.

Tizia  chiamala come vuoi,io la chiamo buona educazione,savoir faire.Era in un contesto internazionale....noi già siam visti benissimo all'estero,no?
Tizia  scusatemi se lascio la conversazione,non è per non confrontarmi ma devo uscire,ciao 

Io Il contesto internazionale che citi ha dei precedenti ben peggiori! Tra l'altro il termine troia poteva scandalizzare un ventennio fa, ad oggi è, ahimè, fin troppo integrato nel linguaggio comune. A presto!


venerdì 8 marzo 2013

Invece di girare, prende in giro (la mia auto)


Immaginate la scena. Uscite da lavoro, finalmente potete tornare a casa. Andate a prendere la macchina e il solito pirla ha parcheggiato troppo accostato alla vostra e non potete entrare. Soffocate un’imprecazione e, armati di santa pazienza, entrate dal lato del passeggero.
Uscite dal parcheggio in retromarcia e, mentre fate manovra, c’è già una macchina incollata alla vostra pronta ad accaparrarsi il posto.
Dammi almeno lo spazio per uscire dal parcheggio, prima di entrare!
State cercando di non innervosirvi, state tornando a casa e vi preparate mentalmente ad una situazione di benessere.
Guidando scansate i soliti pedoni suicidi e vi accingete all'incrocio.
Rallentate e mettete la freccia a destra.
Vi fermate, guardate a destra e a sinistra. Via libera, le macchine sono abbastanza lontane per poter impegnare l’incrocio. Accelerate e girate il manubrio a destra e, in un istante
…lo sterzo si blocca
…la macchina invece di girare prosegue dritta
…bip bip…la spia vi avvisa, qualora in pieno panico non ci fossi arrivata da sola, che c’è un’avaria in corso.
Grazie per avermi avvisato, eh!
Freno immediatamente e, nell'attimo in cui inserisco le "quattro frecce", due macchine, in direzione opposta, mi schivano. 
Spengo l’auto e ripasso tutti i santi del calendario, elencandoli uno ad uno.
Chiudo gli occhi, sospiro un: “e adesso che ti ho fatto?”
Riaccendo l’auto sperando in un miracolo e questa, magicamente, riprende a funzionare.
Sul display, un sardonico “check ok” mi prende per il culo dicendo che non ci sono anomalie.
Certo.
Esco dall'incrocio, parcheggio l’auto e mi faccio venire a prendere.

Il giorno dopo, dal meccanico:
“Come le dicevo, all'improvviso si è bloccato lo sterzo. Adesso sembra si sia sbloccato, però ho timore che possa avvenire di nuovo. Se fosse accaduto mentre guidavo ad alta velocità, probabilmente adesso non ci sarei più. Metta il caso che stessi sterzando per sorpassare in autostrada…”
“Eh, sì, questi problemi allo sterzo avvengono quando uno gira, se uno va dritto non succede niente!”
Ma dai!!!!!!!!!
Al che ho detto a mio marito: “La risposta lapalissiana di questo meccanico mi induce in sospetto” (traduzione dalle mie imprecazioni e borbottii) ma lui mi ha rassicurato dicendo: “Non ci far caso, è fine giornata, saranno state parole dettate dalla stanchezza. Vedrai che domattina, a mente fresca, farà una diagnosi più accurata”.

Piantone dello sterzo da sostituire: 550€ iva inclusa

Eppure devo essere contenta per come è andata. Sarà la legge della compensazione: il tributo al meccanico è la ricompensa per la mia salvezza :-\

domenica 24 febbraio 2013

Chiudere porte per aprire portoni.


OK. Sono pronta. Sta per iniziare una nuova avventura.
Pare che sposandomi abbia sovvertito chissà quale ordine mondiale per cui, al ritorno dal viaggio di nozze, ho trovato uno scombussolamento generale che, pian piano, mi ha rivoltato la vita. Non starò qui a tediarvi sulle vicende, piccole e grandi, che gravano questi giorni. Parlerò solo di una, la più epocale: la chiusura dell’impresa dove lavoro. Sono mesi ormai che subodoro aria di grandi cambiamenti. Soffocati dai debiti, sono rimasta l’unica dipendente: la mattina arrivo in ufficio e, come si suol dire, me la canto e me la suono.
L’idea inizialmente era quella di una ristrettezza generale prima di un nuovo avvio. Poi, lo sfacelo.
Sono stati giorni di urla, crisi depressive, paranoie: momenti claustrofobici si alternavano a stati di inerzia mentale. La chiusura di un’impresa è sempre un’operazione dolorosa, soprattutto se si è soli a fronteggiare i cambi umorali del titolare. Mettiamo da parte le numerose ore a vederlo piangere per la disperazione, le ore passate a sbraitare nella convinzione che tutti l’avessero frodato, le numerose ore in cui mi prendeva in giro dicendomi che era solo un momento salvo poi ammettere che aveva già deciso, i momenti in cui si disperava per la mia sorte e quelli in cui malediva la sua.
Mettiamo da parte tutto questo, noi siamo forti, non sarà un frullato di emozioni ad abbatterci. Giusto? Giusto.
Veniamo a noi.
Cosa sarà di domani?
Tra qualche mese saranno ultimati i lavori in corso, sarà apposta la firma sull’ultima pratica, l’ufficio venduto, i faldoni spostati, i progetti accantonati, la macchina del caffè spenta.
E allora cosa accadrà?
Fallita l’idea di vendere l’impresa con me dentro (idea del capo), bisogna chiudere tutto, vendere tutto, cancellare tutto. Essere come se non si fosse mai stati.
Cosa sarà di me?
Donna, 32 anni, appena sposata.
Ho qualche chance che qualcuno non rigetti a priori il mio curriculum pensando che alla prima occasione sforni un paio di figli e mi renda irreperibile?
Ho qualche possibilità di introdurmi in un mondo del lavoro per cui sono o troppo poco o troppo tanto specializzata, per cui ho un’età a cui è poco probabile un contratto di apprendistato a zero contributi, per cui l’essere donna è un handicap di non poco conto?
Chi sarò domani? Cosa farò?
Signori, non perdiamoci d’animo. Qualcosa accadrà.
Io ci provo. E voi?

venerdì 8 febbraio 2013

C'è posta per te!


Luogo: Ufficio Postale.

Premessa: Porto con me 5 buste da spedire con Raccomandata1, un prodotto postale per cui è prevista, se richiesta, la fattura.

Il fatto:
Io: “Buongiorno Signora, devo fare queste raccomandate per cui mi occorre la fattura”
Tizia: “La fattura?”
Io: “Sì, la fattura”
Tizia: “Ma vuole la ricevuta fiscale o la fattura?”
Io: “La fattura”
Tizia: “Ma cosa intende lei per fattura?”
Io: “….” Ma che me stai a pija pe’culo
Tizia: “….”
Io: “Le cosa intende per fattura?”
Tizia: “Aspè che chiedo!” annamo bene!
Tizia, girandosi verso la collega: “Lina, qua c’è una che deve fare la fattura” detto come se avesse voluto dire che le stavo per fare la cacca sulle scarpe.
Lina si alza e mi chiede: “Ma vuole la ricevuta fiscale o la fattura?”
Io: “La fattura!” ommmioddio, sono su scherzi a parte!
Lina: “Ma lei cosa intende per fattura?”
Nel mentre tizia: “Eh, gliel’ho chiesto pure io!”
Io: “Di solito, almeno negli altri uffici postali in cui sono stata, gli addetti allo sportello si scrivono i dati fiscali e il numero di raccomandate fatte, dopo di che le Poste Italiane recapitano la fattura relativa in ufficio”
Lina, girandosi verso Tizia: “Ah, vuole  la fattura!”
Tizia: “Eh, sì, vuole la fattura”
Sì, voglio la fattura, cazzoooooo!

Tempus fugit

Azz... è un mese che manco! E sì che vorrei dire tante tante tante cose, purtroppo il tempo è sempre troppo poco! Sono rimasta sola in ufficio e le pratiche sono tante e trovare 5 minuti di tempo è diventato un lusso. Spero di recuperare! Perdono!

mercoledì 9 gennaio 2013

Le ultime parole famose...


Al telefono:
“E’ vero, Dange, lo scorso anno ne abbiamo passate di tutti i colori. Stiamo sotto un treno al momento ma dobbiamo essere positivi, qualcosa si smuoverà, me lo sento…ma…ma…non ci credo...non è possibile!!!”
“Che succede???”
“…ma porca pupazza ladra, bestia….porc...affang…non ci credo…porcaccia zozza…fancul…”
Seguono bestemmie a raffica.
“Mi dici che succede???”
“Mi hanno fottuto la macchina!!!!!!!”

Morale del giorno:
quando hai la merda fino al collo e pensi che non potrebbe andare peggio…aspettati l’onda!

sabato 5 gennaio 2013

Duemila&Credici!


Di solito non amo i propositi di nuovo anno. Forse perché li disattendo sistematicamente tutti.
Dirò di più. Più mi prefiggo un obietto e più questo si allontana.
Le cose che accadono all'improvviso e si evolvono per sentimento mi riescono meglio. Diciamocelo pure.
L’anno passato ne è un esempio lampante.
Dopo due anni dall'ultima casa da acquistare papabile, ho trovato la mia bellissima bicocca. Ehm, sarebbe più corretto dire “ha trovato”. Devo dargliene merito, ha fatto tutto T.d’oro. Lui ha trovato l’annuncio, lui mi ha portato a vederla. Entrambi ce ne siamo innamorati ma quando si è trattato di andare a fare i conti con la banca, a me è partita una strizza non indifferente. Qui lo dico e qui lo nego, una piccola parte di me voleva che l’offerta che avevamo fatto venisse messa da parte. Me ne sarei pentita per tutta la vita perché è la casa dei miei sogni ma l’idea di impegnarmi nei secoli a venire con la banca mi ha terrorizzato.
Ho tenuto questo timore per me. T.d’oro, se stai leggendo, dimentica.
Per fortuna lui è andato avanti come un panzer (ho detto panzer, non panza!), abbiamo ottenuto il mutuo prima che subentrasse questo periodo di crisi e le banca cominciasse a farla difficile. Più del solito, diciamo. E’ stato un gioco di incastri. Una specie di tetris che mi ha portato in quest’avventura senza fine.
Nel corso della procedura d’acquisto, in quei mesi complessi, abbiamo deciso di sposarci. Ci siamo sempre sentiti una famiglia, sin dai primi tempi che ci siamo conosciuti, nonostante la distanza e le avversità.
Non starò qui a sciolinare il classico epitaffio amoroso da carie ai denti. Non è da me. T.d’oro sa. Chi ci è accanto sa. Per gli altri, sapete già come vanno queste cose.
L’allestimento del matrimonio è stato più complesso e snervante di quello che potessi pensare. Forse perché lavorando ogni santo giorno, l’ho organizzato nei sabati a disposizione. …e forse perché l’ho organizzato a 120km da dove vivevo…chissà! Fatto sta che, vi faccio un esempio, ho ritirato l’abito solo la sera prima di sposarmi. Otto ore dopo essere uscita dal negozio lo portavo addosso. Insieme a mille diavoli per capello.
Il giorno del matrimonio è stato meraviglioso. Finalmente eravamo famiglia di fronte a tutti. Non dimenticherò mai i suoi occhi umidi all’ingresso in chiesa (qualcuno sospetta fosse pentimento dell’ultimo minuto).
E’ stato un momento bellissimo perché hanno partecipato le persone che mi porto nel cuore, che hanno vinto la distanza e sono riuscite ad essere presenti. Di contro c’è stato chi, oltre a non aver partecipato, ancora dice in giro di non essere stato invitato.  Mi dispiace per la persona in questione, sinceramente l’avevo sopravvalutata. Si è persa una bella festa in cui tutti erano sereni. Io stessa che temevo il mio imbarazzo, mi sono sentita bene, felice. Non avevo soggezione del mio corpo né degli Altri. Ho visto tutti ballare, cantare e mangiare. Sono andati via con un sorriso. Cosa chiedere di più?
Forse che i miei amici, quelli che non si conoscevano tra loro, facessero amicizia?
E’ successo anche questo!
Felice io!
Nonostante, dopo il viaggio di nozze, sia rientrata a lavoro in maniera turbolenta;
nonostante la mia collega sia stata licenziata e io ora mi ritrovi sola a sostenere l’ufficio;
nonostante, è evidente, non avrò l’aumento promessomi lo scorso anno;
nonostante, molto probabilmente, l’impresa in cui lavoro chiuderà i battenti;
nonostante tutto ciò, io sono felice.
Il 2012 è stato l’anno della realizzazione.
Il 2013 si vedrà. Quel che viene viene.
Io sono pronta.