giovedì 31 dicembre 2009

A/nomale

Vasco cantava..beh, diciamo che intonava il suo desiderio di una vita spericolata. Io gradirei, se me lo concedete, una fetta di vita normale. Una porzione di banalità, grazie.


Non che la mia vita sia eccezionale nel senso comune. Non è che giro col completino da supererore nella borsa pronta a cambiarmi alla prima cabina telefonica. Anche perché le cabine telefoniche non ci sono più.

Diciamo che la mia vita ha un’alta percentuale di avvenimenti grotteschi e irreali. Mettiamo che è una tranquilla giornata, un giorno come tanti, senza gloria e senza infamia. Girate in macchina per le ultime spese. Di fronte avete un ape. Non l’insetto, signori. Ve le ricordate le Api? Quei trabiccoli instabili e insensati che hanno prodotto per anni e che rendono pericolose le strade? Esatto, proprio quelle. Tre ruote di assoluta precarietà affidate per il 90% ad anziani con problemi alla vista, senza le minime nozioni di guida, senza assicurazione, senza tutto. Praticamente te le regalavano coi punti dei pannoloni e le mettevi in strada neanche fossero biciclette. Ora che avete focalizzato il mezzo e il probabile autista avete già una possibile idea di cosa sta per accadere. Una precedenza non rispettata e l’Ape, con l’agilità degna di un’artrite, si cappotta su se stessa perdendo benzina e il suo prezioso carico: due povere pecore.

E’ un attimo. Pochi secondi per pensare. Accostate e scendete dall’auto non avendo la minima idea di cosa fare. Vi accertate che nessuno si sia fatto male, evitate che le vittime della mancata precedenza strangolino il proprietario dell’Ape al grido “mo’ t’accido!!!” e cercate di tirare fuori dal mezzo il malcapitato che per sua fortuna è solo in stato confusionale e continua a chiedere delle sue pecore. Vi accostate agli animali, c’è un po’ di imbarazzo, come si chiede ad una pecora se sta bene? Con l’aiuto di vostro fratello e un passante rimettete in posizione verticale l’Ape e a spalla ricaricate su le pecore. Chi l’avrebbe mai detto che uno degli ultimi gesti del nuovo anno sarebbe stato il dover confortare delle pecore accidentate e dover loro palpare il culo peloso per rimetterle sul mezzo?

Tempo un minuto e la strada che era deserta si riempie di gente. Tutti fermano l’auto e scendono. La curiosità è sempre più forte dell’indifferenza. Qualcuno comincia a guardare di sottecchi gli animali e già brama un cosciotto d’agnello per cena:

“Ste pecore stanno a suffrì, abbattemole e ce le magnam’subb’t subb’t”

“we, piglj la pecora cà la port ij aglj ‘spedale”

Per fortuna la razza ovina è stata salvata dall’arrivo dei carabinieri che al grido “Ehhhh, è che è tutta sta gente ‘accà?? Jate venne, ite a preparà ju cenone” .

E fu così che in un secondo per strada rimasero solo due carabinieri, due pecore, un’Ape col disgraziato proprietario e i due del mezzo accidentato che urlavano ancora “j t’accid!!”

A volte la vita è una commedia tragicomica.
Buona fine anno vecchio e sereno inizio 2010 a ovini ed umani tutti.


domenica 27 dicembre 2009

Lettera aperta


Egregio Sig. decoder, vengo con questa mia a dirle che sono alquanto insoddisfatta del suo funzionamento. Capisco che da sempre c’è una forte rivalità tra Rai e Mediaset ma proprio non capisco perché quando Lei trasmette l’una mi oscura l’altra. Abbia pietà di me e del mio compromesso stato psicologico. Non può, ripeto accoratamente, in una generica serata, garantirmi solo 3 canali in cui in uno c’è l’esimio pontefice che amministra la messa, in un altro un gruppo di ragazzini annoiati che cantano a ruota libera strazianti canzoncine di Natale e un altro in cui vengono trasmessi cartoni animati risalenti al 375 a.C. E non mi risponda, la prego, dicendomi che ci sono altre centinaia di canali a disposizione perché mi rifiuto di vedere vecchi drammoni sentimentali più antiquati e meno credibili di un Beautiful qualsiasi, televendite truffaldine in cui cercano di appiopparti un ambo vincente a solo 999euriiiii (si legga con l’enfasi dell’imbonitore) oppure dedicare il mio tempo alla solita cartomante così fasulla da far rabbrividire la befana che da consigli d’amore e corna non distinguendo bene tra l’uno e l’altro. La prego signor decoder mi salvi. Non capisco questa sua predilezione serale per la faccia nero pece di Carlo Conti che, diciamolo, mi sta sulle palline di natale come un’incudine su un pomodoro. Esistono altri programmi serali, glielo giuro: se Lei me lo consentisse sarei ben lieta di scegliere io stessa il programma con cui bruciare quei quattro neuroni che mi sono rimasti ancora in vita. Inoltre non è possibile che ogni sera, allo scattare delle 20.30, ogni segnale di vita ipoteticamente intelligente venga annullato per poi ritrovarmi a vedere per giorni di fila film di Bud Spencer e di Renato Pozzetto trovati in dvd ben archiviati, o nascosti che dir si voglia, e rispolverati all’emergenza. Mi appello all’angelo mangiatore di fagioli che è in lei e la prego di arrendersi all’ennesima risintonizzazione, salvi quel poco di buono che è rimasto nella mia psiche. Lo faccia presto, prima che si decida di passare ai vecchi dvd di Lino Banfi!

venerdì 25 dicembre 2009

Natale con i tuoi, Pasqua con i Buoi

Il Natale quando arriva arriva e non c'è scampo (a parte quelli che si potrebbero trovare affogati in un piatto sugoso di spaghetti). Con qualche settimana di anticipo preparate psicologicamente cuore e fegato ad ingestioni sentimentali ed alimentari. Cominciamo col dire che se si vive fuori di casa da un po' rientrarvi in maniera coatta per un certo periodo di tempo può essere traumatico come una sbornia dopo un lungo periodo di astinenza alcoolica. Vi sentite in territorio un po' ostile perché, per quanto abbiate cercato di tenervi aggiornati, immancabilmente vi è sfuggito qualcosa. E di solito sfuggono sempre cose importanti che offendono qualcuno e quindi il clima natalizio si sviluppa tra bronci, piccoli rancori e qualche mal di pancia. Diciamo che cercate di rimediare con regali più o meno importanti, cercando di comprarvi qualche giorno di serenità. Così cercate di corrompere un po’ tutti con qualche pensierino o con qualche complimento e vi arrendete quando anche il vostro cane vi tiene il punto.
I giorni scorrono pesanti e pingui come la vostra digestione. Da quanto tempo non vivete più lì? Troppo per sentirla ancora come casa vostra. Vi sentite un po’ ospiti e rimproverate ogni giorno quel cuore di pecorino che vi ritrovate nel petto incapace di mostrare affetto e gratitudine verso chi più la meriterebbe. Confido sempre nell’intelligenza di chi mi circonda nel comprendere il mio atteggiamento da puzzola e di giustificarlo con un po’ di sana quanto pietosa immaturità sentimentale.

giovedì 24 dicembre 2009

Affetti & affettati

Un sabato qualunque di un weekend qualunque in cui vado a trovare famiglia e parentume vario.
"Ciao! Quanto ti fermi????"
"Riparto domani, lunedì lavoro"
"Ah, peccato, non ci sei mai!"

Un sabato qualunque di un weekend qualunque, condizioni di cui sopra.
"Ciao! Quanto ti fermi????"
"Riparto domani, lunedì lavoro"
"Ah, peccato, non ci sei mai!"

Un sabato qualunque di un weekend qualunque, stesse condizioni di cui sopra.
"Ciao! Quanto ti fermi????"
"Riparto domani, lunedì lavoro"
"Ah, peccato, non ci sei mai!"
Un sabato qualunque di un weekend qualunque, ancora le stesse condizioni di cui sopra.
"Ciao! Quanto ti fermi????"
"Riparto domani, lunedì lavoro"
"Ah, peccato, non ci sei mai!"


Vigilia di Natale, tutto come sopra, repetita iuvant ma non troppo.
"Ciao! Quanto ti fermi????"
"ben 10 giorni, riparto dopo Capodanno!"
"Ah, vabbè...ciao"
"...."

mercoledì 23 dicembre 2009

No fiori no ceri, solo opere di bene.


Una media di 10 ore di presenza ogni giorno.
Reperibilità sempre ovunque e comunque.

Ci sono regali che non hanno bisogno di commenti.
La stima che ne trapela è evidente.


...
...
...
riciclarmi un panettone, no?

Chi indovina chi mi ha fatto il regalo nella foto vince la spatolina a forma di uovo al tegamino!
Chi sa darmi una spiegazione sul regalo e l'attinenza con la mia qualifica e con il Natale vince la carta da regalo!

Nebbia

Oggi mi è presa così. Ero tranquilla fino ad un minuto fa poi sono inciampata rovinosamente in un ostacolo di malinconoia e non riesco a risollevarmi. Ho voglia di piangere per un malessere che non conosco, un malessere che non riesco e non voglio più chiamare solitudine, inadeguatezza, inacettazione. Ho voglia di piangere ma non lo farò perchè un giorno ho deciso che non l'avrei più fatto e mantengo sempre fede alle mie promesse, soprattutto se sono così inutili e vuote. Vorrei rivoltarmi così come si fa con le stoffe doubleface per cercare di capire cosa c'è dietro questa pelle. C'è chi finge con gli altri e chi finge con se stesso. Io mento a me sola. Anche se mentire non è il termine adatto. Mi sono semplicemente dimenticata chi sono.

lunedì 21 dicembre 2009

Ghiaccio

Svegliarsi sotto una coltre pesante di coperte...temere di scoprirsi e violentarsi per riuscire ad alzarsi.
La sveglia suona ma non riuscite a tirar fuori la mano dalla coperta per riuscire a spegnerla. Vi esercitate in telecinesi e altre tecniche paragnostiche per riuscire a zittirla col solo potere della mente. Inutile.
Vi fate forza.
Il freddo malizioso pizzica le guance e scuote con tremiti intensi. L'aroma del caffè comincia a spandersi nell'aria. Con coraggio il pigiama cade in fretta, e più in fretta salgono i jeans e un pesante maglione.
Con un biscotto al cioccolato in bocca, infilato il cappotto vi fate coraggio e uscite.
Cade una pioggerellina finissima. La strada è ghiacciata e gli stivali sono armi improprie pronti a scivolare al primo passo falso. L'andatura è veloce anche se le dita dei piedi sono totalmente insensibili.
La macchina in lontananza è un cubetto di ghiaccio: un enorme ghiacciolo azzurro. Gusto puffo.
Armati di acqua e raschietto vi sentite una casalinga alle prese con un frigo da sbrinare. Il motore sbuffa in pesanti folate di gas di scarico. L'abitacolo è una ghiacciaia. Il volante rende presto insensibili le dita che sono gonfie e rosse. Il freddo lancia stilettate pungenti.
L'alito appanna internamente i vetri. Siete abbastanza coraggiosi ed incoscienti da guidare con il finestrino aperto. Il mondo è totalmente ovattato come se le nuvole si fossero condensate durante la notte in una brina gelata e si fossero adagiate su ogni parte del creato. Un manto gelato è ovunque i vostri occhi si posino. Signori e signore, l'inverno è arrivato.

Io non ci sto!

No. Non sto cercando d'imitare Scalfaro.
Sono solo allibitallucinatasconvolta..
Programma tv del sabato mattina di Rai 2: previsioni meteo. Un allegro omino si aggiusta il papillon ed esordisce con:
"veniamo alle previsioni per l'Italia che, vi ricordo, è la forma di stivale al centro dell'immagine".

Senza parole.

venerdì 18 dicembre 2009

E'arrivato...

...finalmente venerdì.
Ora che sia venerdì, fuso orario di riferimento a parte, mi pare assodato. Sul "finalmente" ci sarebbe da discutere. Il terrore del week end si sta già impossessando di me. E se penso che sto per affrontare un week end prefestivo ho un timor panico così acceso che mi sembra di vedere il dio Pan saltellarmi sulla scrivania con tanto di zufolo in mano!
Si comincia sabato con la sindrome della casalinga disperata: spesa-lavo-stiro-cucino invocando la dea Kalì e le sue innumerevoli braccia, scansando via la polvere a suon di sbuffi e imprecazioni. TV a manetta su qualche programma idiota, roba tipo interviste a Vip e Vamp che in vita loro non si sono mai lavati un paio di calzini da soli, che raccontano della loro grama vita fatta di rinunce "sì" piange sconsolata la soubrette "quest'anno non farò il capodanno alle Maldive perchè ho ritrovato la fede e andrò in missione per beneficenza in un centro di recupero per ex calciatori a Saint Tropez". Niente come queste trasmissioni sono un valido sottofondo alle pulizie di casa. Riuscite a sentirle in maniera distratta ma non riuscite a prestarci così bene attenzione da andare a sfondare il televisore. Il momento più drammatico, al di là delle pulizie, secondo me, è la spesa. Per farla impiegate circa dieci minuti tra slalom giganti a colpi di carrello, spallate alla 'ndo cojo cojo, rubando il pane dai carrelli altrui per evitare di fare la fila al banco. Ma la fila non si evita mai perchè, ricordalo bene, furbetto del sabato mattina, prima o poi alla cassa dovrai arrivarci comunque...muhahuahuaha!
Già la cassa. Ho visto gente crescere, innamorarsi ed invecchiare nel mentre dell'attesa. Ricordo una donna che partorì  prima del proprio turno e riuscì a portarsi a casa due bambini grazie ad una promozione del supermercato.
Vogliamo parlare anche per il giro per trovare i regali? vogliamo parlarne??? no, ho già il latte alle ginocchia che sta diventando yoghurt. Ora scusate, mi ritiro a meditare per prepararmi psicologicamente al weekend incombente.

giovedì 17 dicembre 2009

Giochi moderni


Viviamo nell'era del surrogato. E ci specializziamo in surrogati. Ricordo che qualche decennio fa, quando ero una bimba e correvo libera e felice per i prati, insegnavo a far riporto al mio cagnolone lanciandogli il mio bambolotto. Si chiamava come si chiamavo tutti i bambolotti a quei tempi: cicciobello. Era color rosa porco, aveva un ciuffetto di capelli di plastica biondo birra in testa, due simpatici occhi celesti asportabili dotati di tecnologizzatissime palpebre che si aprivano e chiudevano finchè non ci buttavi su terra che le faceva restare bloccate indefinitamente. Il corpo era tozzo e dotato di braccia e gambe asportabili. Nei modelli più sofisticati c'era anche il pistolino: da un foro osceno posto tra le labbra facevi entrare dell'acqua che usciva immediatamente dal grumo di plastica che idealmente rappresentava un pene. Insomma ce ne voleva di fantasia per giocarci ed immaginarlo come un bambino. E con la fantasia potevi farlo diventare qualsiasi cosa: un soldato ferito e sommerso di melma da salvare, un boomerang per il cane o una palla in mancanza di quest'ultima.
Beh, scusate ho avuto un'infanzia molto fantasiosa.
Oggi si vendono dei giochi che sembrano veri. Se entrate in un negozio sembra di essere nella nursery di un ospedale. I bambolotti sono identici ai bambini veri fin nelle minime rughe, fanno la pipì e la cacca e, sospetto, la facciano vera. Prendono i farmaci se stanno male, gattonano, parlano e addirittura fanno i primi passi. Se da bambina il massimo era avere un pentolino di plastica da riempire di terra per poi cercare di convincere un amico a mangiarne, ora ci sono dei mini forni a microonde, lavatrice e ferri da stiro. Presto arriverà sul mercato anche la donna delle pulizie giocattolo, ne sono certa!
Dov'è la fantasia?
Una domanda che mi riempe di tristezza. I bambini vengono privati del loro diritto ad immaginare attraverso dotazioni iperrealistiche. Da grandi i social network ci privano degli affetti reali perchè di quelli virtuali possiamo fruire quando e come vogliamo. Se è vero che ci avvicinano a gente che probabilmente non potremmo mai conoscere, è pur vero che ci allontanano da chi conosciamo già perchè il desiderio del nuovo, del diverso è sempre imperante.
E quindi continuiamo a circondarci di cose perfettamente finte. Compriamoci un cagnolino virtuale che non sporca e abbaia solo a comando. E un bel gattino che non si rifà le unghie sul divano? ma sì, facciamoci anche questo. E per i bambini più grandi c'è di meglio: donne e uomini di plastica identici se non migliori dei reali. Attendiamo con ansia che la tecnologia risolva il problema della loro passività. Amici a biffezze on line, ognuno con la sua storia da raccontare, finta anche lei come l'identità della persona che ci contatta, riempiono il nostro tempo. E fingiamo che tutto va bene. Anche la felicità si compra a buon prezzo.


Ma poi come lo si spiega ad un bambino che il latte non cresce nelle scatole ma scaturisce dalle mammelle rosee, morbide e calde di una mucca?
E se dico "lucciola" a cosa pensate?

domenica 13 dicembre 2009

Senza parole


Cosa c'è di più vigliacco di un'aggressione improvvisa? cosa c'è di più squallido dell'esprimere il proprio disappunto con la violenza? e cosa c'è di più sbagliato e perverso dell'osannare un gesto così disumano?
Chi compie il gesto sbaglia. Chi lo giustifica sbaglia due volte: una perché sfonda il muro dell'etica e della morale e lo fa franare, due perché come disse Voltaire:
  “Non condivido la tua idea ma combatterò perché tu la possa esprimere”
P.S. questo post trascende la politica e ogni mia idea in merito. Questo post è anti-violenza.

Petizione

Un po' di criterio, per cortesia! Stiamo parlando di una persona anziana. Avrà diritto ad una seppur minima pensione sociale, non posso pensare che debba ancora lavorare a quest'età. Lo so che anche la Montalcini, sua coetanea, è ancora attiva e pimpante ma non chiediamogli troppo. Comincia a far freddo, chissà che dolori alle ossa. E pensarlo in giro al freddo, con l'umidità che gli rode pian piano le articolazioni, in giro su quel trabiccolo senza ammortizzatori...e in mezzo a tutte quelle bestie poi. Sì che gli vogliono bene ma chissà che puzza a starci dietro tutto il tempo. Capisco che ci si abitui ma non credo che ci sia tanto da ridere. E poi, signori: vada che debba lavorare, vada che nessuno possa sostituirlo ma almeno preserviamo la sua dignità!
L'ho visto in tutte le posizioni: arrampicato su scalette labili penzolanti, attaccato alla ringhiere dei balconi, attaccato a ventosa ai vetri delle finestre come l'uomo ragno, arrotolato in fasci di lucine pronto a prendere fuoco... ma appeso per il collo con un cappio beh, signori, mi pare eccessivo. Salviamo Babbo Natale.


Pacco, doppio pacco e contropaccotto

E' cominciato il periodo della follia, 20 giorni circa a delirio libero. I negozi si riempiono di gente affannata, indecisa, con il portafogli supplichevole e la coscienza da mettere a tacere: le pantofole più orrende per la zia becera che si vede una volta l'anno, il pigiama in pile cinese per il cugino di dodicesimo grado, il profumo immancabile che si ricicla perfettamente in ogni festività e/o ricorrenza, creme da mangiare e creme per il corpo quando la fantasia comincia a scioperare, il completino intimo che nemmeno Sasha Gray indosserebbe mai per la fidanzata, il portafogli per il papà, i calzini per il nonno e infine la serie di minchiatine inutili e inadatte anche per il ruolo da soprammobile. Il Natale è questo. Un sabba delirante attorno al fuoco del consumismo. Incontri fuggevoli, un bacio sulla guancia, degli auguri di convenienza e lo scambio dei doni. Non sarebbe più bello incontrarsi davvero col desiderio di farlo e non per una convenzione con una data di scadenza? E poi i regali...non sarebbe meglio che ti facessi o mi facessi un regalo quando vedendo qualcosa ti/mi venisse da pensare: "Questo le/gli piacerebbe, ne sono certo!" senza che fosse necessariamente il 25 Dicembre.
Quest'anno ho fatto pochi regali per non deludere chi li aspettava in questo periodo dell'anno. E ne ho fatti solo a chi desideravo farne. E ho scelto solo cose che credevo davvero potessero piacere. Spero che nel pacchetto oltre l'oggetto, compreso ahimè nell'elenco di cui sopra, abbiate trovato anche un briciolo di me.

mercoledì 9 dicembre 2009

Un giorno di ordinaria follia


ore 6.20: suona la sveglia.
ore 6.30: suona la sveglia.
ore 6.40: suona la sveglia. La spegnete.
ore 7.20: vi alzate urlando "è tardiiiii"
ore 7.30: ingollate un caffè bollente mentre vi infilate un calzino e contemporaneamente abbottonate la giacca.
ore 7.40: imprecate contro il vetro appannato che non vi fa vedere nulla e l'aria calda che non parte.
ore 8.15: siete bloccati nel traffico imprecando contro il vostro sonno atavico e pregate affinchè il capo sia in ritardo.
ore 8.45: entrate di corsa in ufficio e scoprite che il capo oggi è in anticipo.
ore 8.46: vi sdoppiate e iniziate il normale lavoro per cui necessitate di ubiquità e occhi a raggi x.
ore 13.00: siete nel parcheggio dell'ufficio postale. Una trucida becera dall'età indefinibile tra i 40 e gli 80 anni, secca come un manico di scopa, rugosa come un tronco di sughero e bionda come solo Platinette sa essere, vi guarda e dice "aho, m'hanno bucato 'a rota, non è che c'è qualche fija de na bona donna che m'aiuta"
Restate perplessi. Siete indecisi se la donna vi sta offendendo o vi sta chiedendo aiuto nel modo più ignorante possibile. Prima che riusciate a decidervi, vi anticipa un vecchietto: "Signò, se hanno bucato 'a rota, so stati i marocchini, mo l'aiuto io". Perfetto. Ci mancava solo il razzista a priori. Tiro dritto.
ore 13.05: siete alla posta. Il vostro turno è il P79 e stanno chiamando ancora il P59. Vi sedete sconsolati con lo sguardo basso di chi conosce la disperazione. Aguzzate l'occhio di talpa e...sotto la vostra sedia, accartocciato, c'è il n. P60! Con passo suino vi muovete cautamente in modo guardingo, vi impossessate del numeretto, lo stirate ben bene. Chiamano il n. P60, vi alzate di corsa, sudate per l'ansia e per la paura che qualcuno reclami il vostro numero. Nessuno in vista, avete vinto!
ore 14.00: siete al ministero, persi tra un piano all'altro che cercate il Tal De Tali per la consegna della Cosa. Non riuscite a trovarlo, nessuno sa darvi indicazioni. Ritornate all'ufficio pass e, in ginocchio, implorate aiuto. Voi sì che sapete essere autoritari.
ore 14.45: evitate per un pelo di investire una coppia di ragazze caduta dallo scooter a causa di una bionda che per recuperare un guanto perso in corsa ha cominciato a ballare come una tarantolata sul sellino dello scooter -probabilmente per convincere l'amica a tornare indietro a riprendere il guanto- finendo per far cadere entrambe. Sotto la vostra macchina. Avete perso ben 10 anni di vita, la pensione è sempre più vicina.
ore 15.00: siete in ufficio, finalmente potete fare la vostra pausa pranzo. Addentate la mela e...
ore 15.01: ...rientrano tutti, ingoiate il morso di mela e vi ributtate sulla Fattuttologia applicata.
ore 18.30: tutti vanno via e in ufficio restate solo voi.
ore 19.30: sempre e solo voi in ufficio.
ore 20.00: vi vengono a prendere e vi riportano a casa con la forza

giovedì 3 dicembre 2009

Spirito di patata

Sebbene non venga da Cabot Cove e non mi faccia chiamare J.B.Fletcher, alla lunga il mio ottuso spirito d'osservazione e la mia esperienza sull'argomento riescono a farmi individuare situazioni in cui vengo presa palesemente per i fondelli. Mi riferisco in particolare alla classica situazione da "appuntamento mancato". Avete presente quando invitate qualcuno e questo vi risponde che gli è morto il gatto, il cane, il nonno, e così via fino ad esaurire tutto l'albero genealogico, che è stato rapito dagli ufo, che si trova su di un altro pianeta, che gli si è allagata la casa, che gli devono togliere la prostata (anche se donna), e così via di disgrazia in disgrazia,  
altrimenti sarei proprio venuto, sarà per la prossima volta!!!
Eccerto.
Passi che possano accadere una, due, tre, ma sì anche quatto disgrazie di fila. Ma che accada qualcosa ogni volta che ci organizziamo per uscire non è possibile! Se non mi stai raccontando cazzate, ti prego: fatti fare un esorcismo!!!!

mercoledì 2 dicembre 2009

A.A.A.


Vendesi causa disperazione dono ubiquità, efficiente e in perfette condizioni, per spostamenti rapidi da un punto all'altro della città senza alcun inconveniente spazio-temporale. Si rilasciano certificazioni in merito. In allegato si vende anche telecinesi per il ritiro di plichi e documentazioni in automatico senza dover più fare la fila allo sportello. In regalo, all'acquisto, si inserisce vista raggi x che vi permetterà di vedere nella testa delle persone che avete di fronte (ma anche no) e indovinare quello che desiderano. Ottimo affare consegna immediata!

Identità

Navigando a caso sul web. Due notizie, due come tante:
Due vicende diverse eppure così simili.
Immagino i commenti: "hai sentito? è morta mentre si rassodava il culo?" "hai visto, il grassone se ne è andato. Sapevo che  quel pallone prima o poi sarebbe scoppiato"
Quando finisce la persona e inizia il fenomeno? A volte mi chiedo se il male è in chi riporta la notizia o in chi la legge e la interpreta. Il web è pieno di articoli sui due accadimenti, ne ho citati due a caso ma avrei potuto citarne chissà quanti altri. Viviamo in un mondo in cui il cinismo è imperante, in cui l'uomo smette di essere uomo e diventa personaggio, nel bene e, soprattutto, anche nel male. Come non pensare alle vicende politiche che dominano le notizie già da tempo Mi correggo, non le vicende politiche, bensì le vicende private dei politici. C'è questo fossilizzarsi in massa sul concetto del ridicolo perdendo ogni riferimento a quella che è l'importanza della storia in sè.
Non posso dire a priori come sarà la mia vita e come si svilupperà. Non posso immaginare se farò qualche cazzata di quelle colossali o se farò una morte ridicola di stampo fantozziano. Spero che qualsiasi cosa mi accada si pensi a me solo e soltanto come persona.
E per chi proprio non ne sarà capace, beh "mind your own business" (anche se in romanesco suona meglio :-P)

lunedì 30 novembre 2009

Immobile

Longilinea, capelli biondo-simpson, truccata un po' meno della mia dirimpettaia, la signora Moira Orfei. Mi attende con un'acidità tale che la cartina tornasole che ho in borsa vira al rosso sangue prima che mi avvicini completamente a lei. Mi sibila contro: "è in ritardo!"
"Lo so e me ne scuso ma l'avevo già chiamata per avvisarla"
Stizzita si volta e mi ancheggia davanti come se volesse spazzarmi via e mi conduce all'appartamento. Ristrutturato. Certo, ristrutturato come si potrebbe ristrutturare il Colosseo. "Scusi" chiedo fingendo ancora rispetto ed interesse "mi ha detto che l'appartamento è nuovo, quando è stato costruito?"
"da pochissimo! ed è stato anche ristrutturato! è degli anni 80"
"ehm, anche io sono degli anni 80 e non  mi sento tanto nuova..."
Poi comincia una diatriba inutile sui mutui. Si ostina a voler dettar legge sui tempi di erogazione del MIO mutuo come se lei ne sapesse più di me mentre la mia disapprovazione continua ad aumentare. E questo solo per farmi capire che lei la casa prima del nuovo anno non la vende perchè deve andare in vacanza. Edirlosubito no? No.
Nuovo scenario: più o meno stesso luogo, stavolta sono io che aspetto. Lui arriva tutto trafelato e comincia a parlar male della zona ed io, tra me, penso "Scusa ma questa casa stai cercando di vendermela o di ffarmi scappare inorridita?".
Arriviamo di fronte al portone e la chiave non apre. Sembriamo lo scassinatore e il palo. Saliamo al piano e la luce è fulminata. Sorride e mi dice imbarazzato "Siamo un po' sfortunati..."
"un po' tanto" penso io.
La casa ristrutturatissima è così ristrutturata che non ha nemmeno un impianto salvavita, la carta da parati penzola dai muri come festoni di Halloween e il portone, sfondato, è stato sigillato con un pezzo di compensato. Le braccia mi cadono a terra, le raccolgo e le metto in borsa L'agente continua a parlare male della casa, della zona e mi racconta la storia degli ex inquilini morti, secondo me, di vecchiaia molti e molti anni orsono visto lo stato di incuria in cui versa l'appartamento.
Certo che per vedere bisogna avere proprio una bella faccia di bronzo (o da stronzo che è uguale).

venerdì 27 novembre 2009

La congettura di Birch e Swinnerton-Dyer

E' tanto che non scrivo. E sì che ogni sera ne avrei di cose da raccontare, qualcuna allegra, qualcuna irrispettosa, qualcuna spiritosa e qualcun'altra che ha il sapore di rabbia. E non ci riesco.
Sono stanca, esausta. Ormai i giorni duri sono diventati settimane e poi mesi e continueranno a protrarsi finché non troverò una soluzione. Accanto ai 7 problemi matematici del millennio, se qualcuno volesse cimentarsi nell'impresa mi offro affinché possa provare a risolverne un ottavo: il mio. La mia vita è un'ingarbugliata equazione a più incognite e non riesco a trovarne soluzione. Quel che è peggio è che invece di impugnare il gessetto e mettermi a pensare, mi sono messa ginocchioni sui ceci dietro la lavagna. E se avessi una bacchetta forse mi picchierei da sola...perchè quando non puoi prendertela con nessuno te la prendi con te stessa, non è vero?

lunedì 23 novembre 2009

Bitter sweet symphony

Ci sono storie semplici, senza troppi effetti speciali che bussano al cuore e, una volta entrate, vi si accomodano per non uscirne più. UP è una storia di queste. Un mescolìo di sentimenti dolce-amaro.
Ingannati dal chissàcheeffetti 3D, ci si aspetta di tutto tranne che un triplo tuffo carpiato al cuore. Nessuno parla in sala, nessuno si alza. Gli occhi potenziati dalle lucenti protesi 3D sono ipnotizzati dallo sguardo dolcemente burbero di Carl e dalla faccia buffa del piccolo Giovane Esploratore.
L'amarezza della solitudine senile imperante dopo la perdita dell'Amore di una vita, il rimpianto di non aver avuto il coraggio di realizzare i propri sogni...e il desiderio forte, prepotente di riscatto...
La solitudine del crescere da soli, l'inadeguatezza che ben conosco e quel desiderio forte di essere accettati da chi dovrebbe amarci per quel che siamo...e la corsa continua per portare a casa dei trofei che dicano "Eccomi, ci sono anche io..."
Nonostante le tematiche profonde e qualche lacrima scivolata furtiva sulle guance odorose di pop corn, UP si proietta leggero come un sogno ad occhi aperti. La casa sollevata da una miriade di palloncini colorati appena usciti da un quadro di Kandinsky si alza leggera, senza peso. La fantasia repressa coltivata negli anni esplode e allevia dal suo peso la quotidianità...e la casa, bagaglio di una vita assieme, zavorra di ricordi e di rimpianti, si solleva leggera nell'aria come un sasso nuvoloso di Magritte. Si parte alla ricerca delle cascate paradiso!
E si esce dal cinema con il cuore stretto, una lacrima leggera e un sorriso nuovo.

domenica 22 novembre 2009

Cronache dal mondo


Ok. Sono seduta. Sono tornata. Mi sono riposata abbastanza da poter riuscire a formulare qualche pensiero seppur accidentale ed accidentato. E' stata una settimana pesante, sia mentalmente che fisicamente.

Venerdì, quando mi sono svegliata all'alba per partire, ero uno straccio. Mi sono vestita solo per abitudine, ho legato i capelli per non dovermene preoccupare durante il giorno, ho litigato col mio corpo che ha reagito in malo modo e, caricata la borsa in spalla mi sono avviata in stazione. Al di là dell'attesa inaspettata a causa di un ritardo ferroviario, mi sono educatamente fermata ad attendere il mio treno, servendo da birillo per tutti gli affaccendati e frettolosi viaggiatori che si perdevano nel via vai quotidiano trascinandomi dietro di loro tra spallate più o meno involontarie. Ogni tanto mi diverto perversamente a giocare nel ruolo del pacco lasciato lì per caso.
Dopo circa 20 minuti il treno è arrivato e con esso la ressa per potervi salire. A che pro signori? il vostro posto è prenotato. Ossignur.
Il treno ha proceduto lento, macinando chilometri ed ore, portandosi dietro con sè i miei sensi intorpiditi dall'aria fredda che regnava presuntuosa. Ho approfittato del viaggio infinito per leggere...finalmente un po'di pace.
Sono arrivata a lavoro che era tardi. I tecnici erano ormai andati via quindi mi sono accontentata solo di un sopralluogo. Tutti mi guardavano in cagnesco, come se mi divertissi ad essere lì. Alla fine mi sono stufata di quell'astio e mi sono rinchiusa nel gelido box di lamiera. Io e il pc. E giù a digitare parole e numeri, le dita correvano agilissime sulla tastiera...e venne sera. E venne l'ora di rientrare alla base.
Alla stazione di L. non c'era quasi nessuno, solo qualche mendicante e qualche turista dall'aria sperduta. Un ragazzo mi ferma e mi chiede se gli do 50cent se in cambio mi fa accarezzare il suo cane. A me viene da ridere pensando a questa nuova forma di prostituzione canina.
Una ragazza di colore mi chiede dove sono i servizi igienici. Le rispondo un incerto "I don't know" e lei prende la mia incertezza come un non aver capito e mi imita il gesto di fare la pipì. A volte mi chiedo com'è che riesco a raccogliere questo safarà di individui.
Sul treno l'aria era calda. Mi accomodo al finestrino per godere della visione del mare notturno. Apro il mio libro e preparo i miei occhi ad immergersi nel piacere delle parole quando...
no, no ci posso credere. La logorroica. Una figura mitologica che ha la capacità di apparire quando meno vorresti. Ed era lì, seduta accanto a me, parbleu!
Devo escogitare qualcosa. La sua lingua mi colpisce veloce. Io rispondo a monosilabi e non scollo gli occhi dal libro sperando che capisca che non voglio parlare finchè non squilla il telefono. Allora mi gioco il jolly.
"Sì, ciao! sono uscita finalmente! sono fuori dal carcere!"
La logorroica rizza le orecchie, allibisce, si fa piccola piccola sul sedile e non mi rivolge più la parola. Pace.
Per farmi perdonare, arrivati a Roma, vedendola in difficoltà con la valigia insisto per aiutarla. Non voleva assolutamente. Alla fine non sapendo come fare accetta di farsi aiutare ma non mi perde d'occhio! Forse pensava che volessi rubargliela...
Figuriamoci. Sono esausta, la pelle bianco luna e gli occhi neri sotto cui porto due pesanti valigie. Cammino per inerzia ma ciononostante mi distinguo in una piccola impresa eroica che non è il caso di riportare. Finalmente imbocco la metro e mi faccio trascinare dal dondolio meccanico. Sono a casa.

mercoledì 18 novembre 2009

Dentro Nell' Anima (DNA)

E' strano come la vita a volte lanci messaggi subliminali per riportare alla memoria qualcosa del passato...quando il passato non è ancora passato... 
Se qualcuno vi ricorda che potrebbe esserci qualcosa in quella massa estesa di azzurro che si staglia sulla vostra testa e se qualcun altro vi rammenta indirettamente che una volta eravate divoratori di libri, il bambino che sonnecchia dentro di voi si alza impertinente urlando: "ricordi quanto ti aveva colpito?".
Sì lo ricordo. Colpito e affondato. E mi vengono le lacrime agli occhi se ripenso a quanto tempo è passato da allora. In quel periodo mi nutrivo di parole cercando un senso a tutto ciò che mi girava attorno. E rimasi estasiata da quello che lessi in un fumetto: come spiegare ad un ragazzino cosa c'è al di là della vita.
"Oggi l'universo elettronico ci suggerisce che possano esistere sequenze di messaggi che si trasferiscono da un supporto fisico all'altro senza perdere le loro caratteristiche irripetibili e sembrano perfino sopravvivere come puro immateriale algoritmo nell'istante in cui, abbandonando un supporto, non si sono ancora impressi in un altro...e chissà che la morte, anziché implosione, sia esplosione e stampo, da qualche parte, tra i vortici dell'universo del software (che altri chiamano anima) che noi abbiamo elaborato vivendo, fatto anche di ricordi e rimorsi personali e dunque sofferenza insanabile o senso di pace e amore".
Una storia meravigliosa di Dylan Dog "Lassù qualcuno ci chiama", in cui uno dei personaggi Humbert Coe non era altro che un più che palese riferimento ad Umberto Eco di cui si citava il passo di cui sopra tratto dal libro In cosa crede chi non crede.


La vita, per chi crede in un dio o per chi crede nel nulla, non è destinata ad esaurirsi con noi. Nel principio che nulla si crea e nulla si distrugge, ogni piccolo mattoncino che tiriamo su per formare il nostro essere noi non andrà perduto ma resterà impresso sulla matrice che compone l'esistenza. Io diventerà fiore, mano, sasso, vento.

...e non te ne andrai, ne sono certa.

Una vita non basta

Lo so che mi cerchi. Me lo dicono i tuoi occhi ogni volta che ci  incontriamo. Il tuo saluto resta sospeso in aria. Se le parole avessero forma potrei vedere tre puntini di sospensione evaporare dalle tue labbra per fondersi nel nulla.
Vorrei essere mille per essere almeno uno per te.

lunedì 16 novembre 2009

Io sto con gli Amish


Più passa il tempo e più capisco di essere una ragazza d'altri tempi. Ovverossia antiquata.
Che la tecnologia debba andare avanti è assodato. Ma che la tecnologia debba andare avanti per forza in casa mia contro la mia volontà non mi sta bene. Qualcuno me l'ha mai chiesto se volevo il digitale? No.
Tra l'altro, nella mia ottusità, mi chiedo quanti siano effettivamente contenti del cambiamento. Di sicuro non tutti quelli che hanno dovuto pagare un servizio con soldi che forse non avevano neppure per comprare questa scatola nera magica. O più di una. Certo bastava usufruire dell'incentivo statale: l'importante era avere più di 65 anni. Ma se ne hai 64 sei fregato!
Fino a ieri tutti gli abitanti di quella scatola fetente e magica detta TV si sbracciavano a far vedere quanto facile fosse accedere al digitale. Peccato che stamane lo switch off si sia portato dietro tutto. E come si fa la mattina a fare colazione senza che una popputa ipertrofica vi sproni ad ingozzarvi di biscotti al cioccolato mentre lei strizza i glutei tonici nella sua palestra allestita in casa alla modica cifra di 99.99€ con in regalo un set per polenta in vero legno massello?
E così mi sono trovata a sorseggiare un assonnato caffè nel pieno silenzio della stanza.
In giro per lavoro ho riscontrato i volti tristi da astinenza da pubblicità. Tutti spiazzati dall'assenza di segnale. Qualcuno girovagava come uno zombie biascicando "ma io il digitale già l'avevo...tv tv...rivoglio la mia tv" non sapendo che il suo digitale preesistente era nulla senza una nuova sintonizzazione. Ma chi te lo sintonizza il decoder? Semplice, lo fa da se. Ma vallo a spiegare ad uno anziano. Uno di quelli che non usa nemmeno il cellulare perchè il suo concetto di tecnologia di è fermato al telefono a gettoni.
I negozi di elettronica questa sera erano deserti dopo l'assalto degli utonti famelici in cerca di una qualsiasi soluzione. Mi sono dovuta piegare comprando l'idoneo aggeggio che ora mi permette di vedere un centinaio di canali di cui solo 4 di mio interesse. E chissà in quanti ora stanno imprecando contro la tecnologia rimpiangendo la vecchia tv, una tv che, per quel che mi riguarda, potrebbe funzionare ancora a manovella.

domenica 15 novembre 2009

Home, sweet home


La casa perfetta. Delle dimensioni perfette. Con le rifiniture perfette. In un posto perfetto. Del prezzo perfetto.
Siete lì lì per firmare. Avete passato notti insonni nella speranza che accettassero l'offerta fatta. Vi siete rotolati pesantemente nel letto per notti e notti sperando che la banca accettasse la richiesta di mutuo. Avete acceso ceri da illuminare tutto il Verano e dintorni sperando in qualche aiuto divino perchè tutto andasse bene.
Vi chiamano per firmare. I documenti sono a posto. Tutte le proposte sono accettate. Il notaio ha dato l'ok.
State per diventare i proprietari.
Nella vostra testa avete già scelto i mobili, avete addirittura messo delle piantine virtuali sul vostro quasi balcone. E il vostro cane virtuale zompetta allegro sul vostro quasi parquet.
Meno 3, meno 2, meno 1 e via di firma! Prendente la penna, la poggiate sul foglio, cominciate a scrivere il...
...
... il niente!
Avete avuto un mese di tempo per pensarci, ma proprio quando sto per firmare avete deciso di divorziare e buttare la casa, la MIA casa in un contenzioso giudiziale?

Morale della favole: Fantozzi mi fa un baffo, ma anche barba e basette.

mercoledì 11 novembre 2009

Il mio nome è Mind, Dangerous Mind


Non sono sparita. Sono solo rimasta impelagata in un cumulo di fango e d'impegni. In questi giorni ho girato su e giù la costa tirrenica italiana ma l'unico mare che ho visto è stato quello generato dalla pioggia incessante che mi inzuppato fin dentro le ossa. In particolare lunedì ero in cantiere, in una fossa, con 20cm di acqua alla base che ha richiesto un pompaggio per poter proseguire i lavori. Il fango era ovunque, l'acqua cadeva incessate e, permeato il soffitto già privato della danneggiata impermeabilizzazione, si riversava incurante sulle nostre schiene. Le scarpe di sicurezza già di per sè pesanti, erano insollevabili causa lo spesso strato di terra accumulato sotto la suola la cui scivolosità ci rendeva tutti pattinatori alle prime armi. Quando sono andata via ero zuppa, infreddolita e con il fango fino alle ginocchia. La stanchezza ha dominato questi giorni e credo che si farà sentire ancora per po'. Sono in un periodo che richiede assestamenti ma le scosse non accennano a diminuire.
E' un lavoro duro ma qualcuno doveva pur farlo.

mercoledì 4 novembre 2009

Fauna metropolitana

...mettersi in fila...in inglese "queue", una parola che letta all'italiana da un non so che di onomatopeico. Nella mia mente becera, il suono di queue ricorda il rumore dei maroni lessati quando vengono strizzati. In inglese viene  pronunciato come uno kiu strozzato, come uno sbuffo stizzoso. Si vede che per ciò che riguarda la fila ogni mondo è paese.
Mi trovavo all'ufficio postale cercando di convincere l'addetto allo sportello che la procedura che gli richiedevo era esistente e che si fosse informato meglio avrebbe avuto luce sul dal farsi. Mentre attendevo che l'esperto allo sportello si documentasse tra i colleghi ho assistito a questa conversazione:
Donna di mezz'età: "Scusi, ma dov'è la fila di A1?"
Adetto PT: "In che senso?"
Donna: "Ho il numero per la fila A1 ma vedo che stanno chiamando solo la fila A0"
Il gelo cade tra tutti gli astanti, finchè qualcuno ripresosi dallo choc esordisce:
"A signò, è 'a stessa fila solo che lei cià il numero che inizia pe'cento mentre quelli che stanno a chiamà mo'so ancora quelli che stanno sotto"
La donna si volta perplessa: "Quindi non c'è la fila A1?"
Addetto PT: "ehm, no...la fila è indicata dalla lettera A, lo zero indica che stanno chiamando ancora i numeri sotto il 100. Ad esempio ora è servito lo A020, cioè stanno servendo la lettera A al numero 20, capisce?"
La donna o dura di comprendonio o incapace di accettare l'idea di avere più di 80 persone davanti in fila, ripete meccanicamente: "Quindi non c'è la fila A1?"
Risposta dalla fila: "Signò devi da aspettà, prima o poi te chiameno"

Morale della favola: I primi saranno gli ultimi, ma solo quando il tempo innesterà la retromarcia.

lunedì 2 novembre 2009

Johnny Bassotto

Chi ha rubato la marmellata?
Chi sarà?
ed un uovo di cioccolata?
....


Io non c'ero, non son stato,
non son mai venuto qui
a quell'ora faccio sempre la pipì!


Ma il bassotto poliziotto scoprirà la verità,
il bassotto poliziotto scoprirà la verità.


Che poliziotto Jhonny bassotto
come una freccia nella notte schizza via,
passa dal tetto, entra nel letto
d'ogni bimbo che racconta una bugia.



Ti ho visto sai!
Tana libera tutti, per te e il tuo collega!
Vi ho proprio beccati con le mani nella marmellata, bravi sorci!
Tu stavi facendo un solitario e, appena mi hai visto entrare, hai tirato giù la schermata. Il tuo collega, con  faccia di str...bronzo, ha continuato a chattare impunemente. Bravi!
E vogliamo parlare delle due persone all'accettazione: una addetta ad ascoltare la domanda e l'altra a fornire la risposta?
Super Brunetta salvaci tu!

sabato 31 ottobre 2009

Cave canem


Cosa c'è di più crudele e sadico dell'avere la possibilità di creare qualcosa a proprio piacimento e decidere di fare un finocchio con 9 Kcal per 100g e una cioccolata con più di 500...
Che il Creatore fosse vegano lo sospettavo già dal tempo in cui mi raccontarono che si arrabbiò di brutto per il furto di un frutto.
Frutto che, mangiato, diede la consapevolezza della nudità.
E di lì seguì tutto l'amba aradan che ci porta alle quotidiane psicosi. Aperti gli occhi alla nudità, l'uomo si accorse del potere della patata, mentre la donna scoprì la cellulite e dannò la sua esistenza, di generazione in generazione, in una lotta costante contro i grassi.
Morale della favola: certi alimenti costano un'ira di dio.

giovedì 29 ottobre 2009

Parquet, parce que...



Sono giorni, tanti giorni, troppi giorni che ti aspetto.
Ogni giorno sei per strada, stai girando l'angolo, stai lì lì per arrivare, stai salendo le scale e poi o smetti di rispondere al telefono oppure disdici causa impegni improvvisi e inderogabili.
Solo ieri sera avevi giurato e spergiurato che saresti venuto alle 8. Te l'ho chiesto se eri sicuro. Ti ho detto che per me era un problema esserci alle 8 ma che se mi assicuravi che saresti venuto io ci sarei stata. Hai risposto quasi risentito "certo che ci sarò!"
E certo che non ci sei stato, 'tacci tua.
Ti ho chiamato alle 9 e stavi parcheggiando...alle 10.30 hai citofonato. Io ti ho guardato come una Medusa incazzata e ti ho sibilato "Meglio che non ti dico nulla..." e tu, beffardo finto imbarazzato, hai risposto: "meglio di no".
Sei salito e dopo mezz'ora che grattavi il parquet mi hai detto: "mi assento mezz'ora, ho dimenticato un arnese e devo andare a prenderlo in cantiere. Mezz'ora e sto qui."
E ovviamente non ci sei stato, ari'tacci tua.
Alle 13 ti ho chiamato e "Ti dico solo che tra mezz'ora vado via e che hai ancora i tuoi attrezzi qui. E il lavoro da finire ovviamente". Tu sorpreso hai biascicato un "Ok".
Sei arrivato dieci minuti dopo con tuo figlio dicendo che avevi avuto un lavoro urgente in cantiere. Credi davvero che anche solo uno dei miei neuroni possa credere che in cantiere con te c'è anche tuo figlio di, diciamo, circa 7 anni a voler essere generosi.
Non crederci e lavora. 'tacci tua.

martedì 27 ottobre 2009

Vuoti a perdere

A volte ci ripenso, sai? Quante risate che ci siamo fatti. Ricordo le lacrime agli occhi per il troppo ridere, i denti in mostra, gli occhi lucenti. Gli addominali sussultavano come mai nessuna palestra era stata in grado di fare.
Se chiudo gli occhi e mi concentro bene mi sembra di rivederti: la testa appena rovesciata mentre l'allegria esplodeva improvvisa e tu tentavi di dire, soffocando nel troppo ridere, "Scema!" che era un invito non certo velato per dirmi "Ancora!".
Poi qualcosa è cambiato. Un che d'indefinibile. Come fanno le foglie quando stanno lì verdi e lucenti e, d'improvviso, decidono di vestirsi d'oro e lasciarsi andare al vento. E così tu.
Hai indossato una maschera insolita - o forse hai solo tolto quella che io conoscevo - un bel mantello dorato cosparso di stelle e hai preso il primo vento che passava di lì. Ricordo che per un po' abbiamo fatto finta di nulla. Non capivo se fingessimo di essere quelli di prima o recitassimo male il nuovo ruolo. Scusami ma i ricordi più recenti sono abbastanza confusi, un fumo di occhi occhi spenti, di sorrisi tirati. La mia memoria non è più quella di una volta, tende a dimenticare. Sopratutto quello che fa male.

lunedì 26 ottobre 2009

Professione trottola


Sono sempre in giro, sempre in corsa dietro qualcosa.

Come  una qualsiasi trottola di buona famiglia,  appena posso ciondolo pesantemente e, appesa la cordicella al chiodo, mi concedo lunghi periodi di rilassatezza e apatia. Finchè...
Finchè qualcuno non ricorda che oltre a rotolare sono in grado di girare vorticosamente attorno me stessa e di produrre a basso costo gesta che hanno del miracoloso. E quindi via di cordicella e ricomincio a roteare furiosamente per la città, per gli uffici, tra le persone...
Ammetto che sotto pressione riesco a produrre molto ma non posso negare che i periodi in cui cerco di recuperare le forze diventano sfiancanti, più di quelli lavorativi. E con questa mia, vengo qui a chiedere  perdono per la lunga assenza. Abbiate pietà di questa nottolina di legno che gira gira gira e si ferma solo per far girare le OO a chi le sta intorno.

mercoledì 21 ottobre 2009

CULtura

Ci sono nel creato cose così perfette e meravigliose che non è difficile capire lo sviluppo del panteismo e del concetto della dività in generale. Immaginate la perfezione di certe forme. La mia preferita è quella tonda e le sue infinite derivate. Immaginate una sfera: non ha inizio e non ha fine, non ha un orientamento, nessuno spigolo o vertice o chicchessia. E' tonda e basta. E pensate a tutte le cose rotonde che conoscete. Non vi danno un senso di sicurezza? Una palla, una mela, la luna.
Il concetto di tondo, per me, si associa sempre al concetto di sostanza. Se penso alla sfera immagino un qualcosa di corposo, di sostanzioso, di sodo. Penso infatti, complice il programma tv altamente cul-turale che sto seguendo mentre scrivo, alla perfetta sfericità di quel che vedo. Mi commuove vedere l'immagine cara a molti di questa rotondità infinita. Dilungo il pensiero e gli occhi su cotanta perfezione e penso a colui che ha permesso questa creazione: armato di un compasso virtuale ha disegnato il magnifico profilo, l'ha plasmato e l'ha posto lì al centro dell'universo degli uomini che hanno passato e passano la loro esistenza estenuati al desiderio di conquistarne sempre di più il territorio. Cacciati dall'Eden per un morso al pomo peccaminoso e destinati a perpetuare la bramosia della conquista e della conoscenza. Cosa non si farebbe per una bella fetta di culo.



Polvere di st@lle

Il tempo è fuggevole. Mi accorgo che i giorni passano silenziosi. Mi sembra di vivere in una dimensione ovattata in cui rimbalzo senza raccogliere mai nulla di fermo. A volte mi sento come se stessi buttando via qualcosa senza riuscire a definire bene cosa.
Le parole si accavallano sui pensieri che escono arzigogolati. Le dita inciampano sulla tastiera e la lingua si perde dietro il flusso di pensieri, parole ed omissioni che vorrebbero uscire. E' come se volessi sviluppare un algoritmo complesso con un computer imperfetto. Non riesco a star dietro a tutto quello che mi frulla nella testa e si shakera nel cuore.
Oggi è stata una giornata impegnativa sul lavoro, alle 6.30 ero già in ufficio. Mi ha telefonato mia madre e mi ha chiesto se ci dormissi in ditta. E per un attimo ho pensato: "perchè no?"

lunedì 19 ottobre 2009

A volte ritornano...ma anche no!


In questi giorni ho avuto molto da fare, tornavo a casa la sera esausta e non sono riuscita a dedicarmi i "miei dieci minuti" che mi portano qui a blaterare un po'. In compenso mi sono dedicata ad una tavoletta gianduia con nocciole interne del Piemonte.
Il tempo sembra sfuggirmi dalle dita come polvere finissima di una clessidra. In compenso la sfiga sembra avvolgermi come la cacca pestata di un cane il cui lezzo accompagna la scarpa infausta passo dopo passo.
Stamane mi sono svegliata alle cinque per andarmi a guadagnare qualche soldino...e solo due ore dopo lasciavo mezzo stipendio per strada: un camion ha perso un ciottolo che si è spiaccicato sulla mia povera macchinetta lesionando malamente il parabrezza. A causa delle condizioni del traffico non sono riuscita a fermare il mezzo e pare che, nonostante abbia preso il numero di targa, ho poche chance di ottenere il riconoscimento del danno.
Preventivo per la sostituzione: esattamente metà del mio stipendio. Bel colpo!
Per la prima volta in vita mia, mi si è chiuso lo stomaco. Sarà l'effetto della mancanza di fondi per la sopravvivenza per i prossimi giorni? chissà! alla bilancia l'ardua sentenza.

N.B. Nonostante le condizioni avverse oggi ho messo un'altro mattoncino sul mio progetto, sul nostro progetto. Chi l'ha dura la vince. E io ce l'ho dura...la testa.

mercoledì 14 ottobre 2009

Rimbalzi

Come tutte le volte che mi sento desolata, incremento il mio senso di non esserci con gesti e non gesti semplici ma efficaci.Smetto di curarmi, di pettinarmi, mi vesto alla bell'e meglio e solo per non esporre troppe oscenità rispetto a quelle che quotidianamente mando in giro. Smetto di nutrirmi e inizio a riempirmi. Quello che capita: dolce e salato, amaro e piccante, e non necessariamente in momenti diversi. Tutto ciò incrementa un senso di lassismo generale in tutte le sue accezioni negative. Per uscirne ho solo un sistema: arrivare a toccare il fondo. Solo allora riesco a trovare la forza/stimolo per darmi una spinta e risalire ritornando a condurre una vita decentemente normale.
I percorsi della mente sono strani, i miei tendono ad infognarsi facilmente.

lunedì 12 ottobre 2009

Un amico


Quando ti ho visto la prima volta sono rimasta folgorata dalla tua bellezza: eri un batuffolone di pelo tutto pepe, non stavi fermo un attimo!
Ero nella mia fase di adorazione della psicanalisi e volevo chiamarti Nietzsche o Freud. Mia madre voleva darti un nome assurdo, non ricordo quale, ma mamma lo sai bene che chiama tutti i cuccioli con nomi assurdi quindi non te ne meraviglierai. Mio fratello, appena decenne, voleva darti il nome di un supereroe del momento. Papà, democratico come sempre, decise di chiamarti Black.
Perchè Black?
Perchè è nero e ho deciso così!
Adoravi mio fratello, lo aspettavi tutte le mattine fuori la porta. Appena lo vedevi ti si illuminavano gli occhi e cominciavi a scodinzolare e per te non esisteva nessun altro che lui!
Eri il re della zona. Eri l'unico cane e spadroneggiavi su tutto. Ti ricordi quante piante hai sradicato? Mamma le piantava e tu le cavavi fuori e le portavi in giro orgoglioso a mo'di trofeo. E quanti palloni hai bucato? alla fine siamo stati costretti a farti giocare con le bottiglie vuote di plastica. Ne hai fatti di pasticci! Ma non dimentico certo che ogni giorno andavi a lavoro con Papà, gli tenevi compagnia tutto il tempo. E non dimentico quella volta che avevo paura di un serpente e tu l'hai preso per la coda e sbatacchiato da una parte all'altra!
Col tempo sei cresciuto e sono arrivati i gatti e altri cani che hai digerito a forza per quieto vivere ma non hai mai ceduto il tuo potere. Ti mettevi vicino le ciotole piene di cibo e si mangiava solo quando dicevi tu. E se non avevi fame ti sdraiavi sul cibo per evitare che gli altri mangiassero senza il tuo permesso. E così, per anni, ogni volta che davamo da mangiare a te e gli altri, uno di noi era costretto a controllare che tu permettessi a tutti di mangiare. Se arrivava un gioco nuovo dovevi essere il primo a provarlo. Se arrivava un estraneo erano gli altri a doverti avvisare. Se proprio ne valeva la pena ti alzavi pesantemente e ti avvicinavi al malcapitato con le fauci aperte: tutta scena, eri un attore nato!
Con l'età sono arrivati gli acciacchi. I pianti per i reumatismi e la paura dei "botti". Quest'ultima ti è stata risparmiata nell'ultimo anno da una sordità quasi totale. Purtroppo non sentivi più nemmeno le nostre voci ma percepivi la nostra presenza dalle carezze che sempre ti arrivavano. Da due anni camminavi a fatica ma ciò nonostante non hai mai deposto il tuo scettro. Hai sempre mantenuto la tua auterovolezza e il dominio del giardino in barba ai cani più giovani.
Negli ultimi giorni hai smesso di mangiare. Ha cominciato a far freddo e sono torntati a farsi sentire i reumatismi. Il veterinario dice che non può più aiutarti...Lo farà mio fratello, il tuo adorato. Ti terrà abbracciato mentre ti aiuterà ad addormentarti. Non avere paura, non farà male.
Ciao cucciolo.

domenica 11 ottobre 2009

1+1=0



Due mesi fa: lei ha 24 anni, lui 25. Hanno un avuto un bambino 6 mesi prima. Ha appena imparato a dire papà. Lui un giorno esce di casa per fare un giro. E non torna più. Lascia la sua vita su una striscia d'asfalto.
Due giorni fa: lei 47 anni, ha avuto una vita molto sfortunata fatta di una serie di bocconi amari da ingoiare. Sette anni fa incontra lui, 48 anni, e nasce l'Amore. Tra qualche giorno sarà pronta la casa in cui abiteranno con la loro enorme famiglia allargata e l'anno prossimo si sposeranno. O forse no.
Un malore improvviso, il ricovero, operato d'urgenza per rimuovere 9 cm di tumore al cervello. Ma non basta. Le radici del mostro sono ancora ancorate alla sua vita e se la succhieranno pian piano nel giro di un anno.
Come si sopporta un dolore che nasce così all'improvviso? Io non riesco a concepirlo.
E' un giorno come un altro, ti alzi, gli parli. Si decide cosa fare durante il giorno, si programma il weekend. E poi un fulmine intempestivo cancella tutto. Come se le nostre vite fossero un fumetto disegnato a matita, pronto per essere modificato o cancellato.
Al di là del dolore, è questa "imprevedibilità", ques'istantaneo potere che ha il destino di sconvolgerti la vita a lasciarmi basita.
Mi sento come se qualcuno volesse convincermi che dopo millenni di matematica, all'improvvisto, 1+1 smetta di far due e cominci ad esser zero. Non può essere! E' impossibile!

1+1= 1+ sqrt (1) =  1+ sqrt(-1x-1) = 1+ (ixi) = 1+ (-1)=0

venerdì 9 ottobre 2009

Peace & love

Non sono assolutamente preparata sul mondo politico ed economico che mi circonda. Tutto quel che so lo apprendo dalla radio, da internet e da poca tv. Inoltre non ho una spiccata intelligenza in ambito socio-politico e di sicuro non mi intendo di premi di Nobel. Anche perchè l'unico riconoscimento assegnatomi è stato un diploma di disegno quando avevo 7 anni. Tralascio il fatto che per consegnarmi questo diploma volessero appiopparmi un'enciclopedia e mio padre con la diplomazia di un caterpillar cacciò via tutti, diploma incluso.
Non me ne intendo assolutamente e le mie sono parole profane ma non riesco ad esimermi dal dire che i miei due neuroni cozzano un po' tra il concetto di pace e l'idea di un giovane di grandi speranze che non incontra il Dalai Lama per evitare problemi con la Cina. Io non ce l'ho con nessuno ma mi sembra un un'associazione un po' ardita.
Come direbbe mia nonna, l'ignorantità è una brutta bestia.


giovedì 8 ottobre 2009

Il Rasoio di Occam

L'aria è mite nonostante l'autunno sia già subentrato da qualche settimana. C'è silenzio. Ogni tanto qualche chiacchiericcio sale dal bar a scalfire questa quiete pesante e spessa come un muro. Gli occhi sono stanchi. Le mani pure. C'è così tanto da fare che a volte c'è imbarazzo nello scegliere la pratica da iniziare.
Non squilla il telefono e nessuno impreca. Per ora.
Il caffè è a disposizione in qualsiasi momento.
Ci sono tutte le condizioni per stare tranquilla. Eppure...
Eppure c'è un tarlo che mi rode dentro, mi lima pian piano. E non c'è nulla che riesca a fermalo.
Per quale strana legge della (psico)fisica non riesco a mantenere un equilibrio?

mercoledì 7 ottobre 2009

Capisc'ammè


"ehm...mi è arrivata una raccomandata..."
"..."
"c'è scritto che va ritirata all'ufficio postale..."
"..."
"ehm, io non lo so se ci posso andare..."
"hai un mese di tempo"
"eh ma io la mattina sono impegnato"
"la posta chiude alle 14"
"sì...eh, no perchè sono curioso di sapere cos'è...che potrebbe essere?"
"mah, chi può dirlo"
"ehm...ma non so chi mandarci, potrei fare una delega..."
"ecco, bravo mandaci tua sorella!"
"seee, lei non ci andrebbe mai...dovrei andarci io, ma io non posso, finisco alle 13.30"
"hai mezz'ora di tempo prima che chiuda, non è lontano"
"....ma non mi va di camminare"
"hai un mese di tempo, troverai un minuto libero"
"...ehm...potrei fare una delega..."
....
"la porto a papà?"
"ecco, bravo, portala a papà".

martedì 6 ottobre 2009

Scetate Carulì...

Alle 6.30 stavo caricando cessi sulla mia macchina per portarli in cantiere.
Alle 7.30 ero presso un grosso Cash&Carry. Dovevo acquistare un aggeggio che mi serviva in cantiere e avevo la tessera socio del capo. Entro, devo lasciare la borsa. Forse ancora intontita dal sonno non riuscivo a chiudere la cassettiera. Alla fine ci riesco. Entro nel negozio e...ritorno indietro: ho aperto e chiuso la cassettiera senza metterci nulla dentro, nemmeno la borsa. Finalmente lascio tutto, rientro nel negozio e...ritorno indietro: ho dimenticato di prendere almeno il portafoglio. Intontita fino al limite, mi accingo a varcare l'ingresso elettronico del negozio quando mi viene imposto un ALTOLA', SI QUALIFICHI!
"Qualificarmi in che senso?"
"Documenti e tessera socio, lei è il titolare?"
"No"
"Ha una delega?"
"Me l'ha mangiata il cane?"
"Le sequestro la tessera!"
"Noooo, la pregoooo! Devo prendere una cosa urgente, è importantissima, bla bla bla" e seguono suppliche con occhioni da cerbiatta atta ad impietosire la bionda cerbero che mi si poneva di fronte. Infine, impietosita più dal mio stato mentale che dalla mia supplica, mi permette l'accesso.
Nel negozio, data l'ora, c'erano solo grossisti, tutti uomini. Io portavo in braccio uno scatolone contenente l'aggeggio, loro portavano cofane di roba su carrelloni. Ce ne fosse stato uno che con un briciolo di cortesia mi abbia detto: "ha solo quello? passi pure". Seeeee, gli uomini ad una certa ora e in un certo settore sono di un trucidume unico.
Dopo mezz'ora arriva il mio turno alla cassa. E la rompo. Appoggio lo scatolone su un margine della cassa e se ne stacca un pezzo. Prima che la commessa riesca a voltarsi, con un calcio lesto, spedisco il pezzo lontano. Lei si volta e mi dice "tutto ok?" e io con un sorriso da imbonitore rispondo "perfettamente!"
Salgo in macchina e raggiungo il cantiere dove trovo gli operai impegnati a giocare a mortacci, un gioco in cui si insultano a vicenda tutti i discendenti passati, presenti e futuri.
Mi accorgo che mancano altri accessori e riparto per il giro mostruoso e aberrante dei centri commerciali. Un intera mattinata persa a portare scatoloni come un facchino dell'antico Egitto. Le spalle urlavano, le gambe si trascinavano per inerzia.
Arrivo in cantiere e mettiamo in opera gli accessori. Tutto finito, tutto pronto per la consegna dei lavori, mettiamo l'ultima vite e....un muratore buca un tubo dell'acqua!!
Avrei voluto sbattere la testa al muro. Ora si dovrà rompere, sostituire e ricostruire, mi cascavano le braccia...

Torno in ufficio, sono le 15 e ho fame, voglio pranzare. Al primo morso squilla in telefono, al secondo il citofono, al terzo di nuovo il citofono, al quarto rinuncio.
Apro la posta elettronica e scopro che una cosa a cui tenevo molto è stata trascurata. Allora affilo le unghie e ricomincio a bussare per ottenerla. Sono stanca e sfiduciata.
Poi è accaduto.
Qualcuno mi ha aperto gli occhi in un modo brusco e mi ha fatto ricordare che ogni secondo è imprevedibile e che quel che ho oggi può finire tranquillamente domani.

lunedì 5 ottobre 2009

Esci da questo corpo!


Ci sono dei giorni in cui un corpo è troppo piccolo per contenere tante personalità.
Quando tutto va bene ne vien fori una alla volta: come in una corsa a staffetta, la prima che arriva è quella che domina il gioco fino ad annoiarsi per poi cedere il testimone alla successiva più lesta.
Accade però, a volte, che in caso di pari merito, ci siano più personalità a coesistere. Lì nasce il dramma. Già capirmi è di per se complesso in condizioni normali, figuriamoci quando nel contempo ci sono altre due o tre me che fanno a cazzotti per ottenere ragione. E così può capitare che un noioso pomeriggio possa essere rovinato dall'accesa discussione interiore tra una me pigra fino all'indecenza e una me iperattiva che cerca di sopprimere la prima avvalendosi di sporchi mezzucci psicofisiologici degni di un terrorista. Come nelle peggiore delle riunioni di condominio nasce il dissidio interiore per la messa agli atti, per la votazione e per la speranza di un esito celere. Ma com'è noto, in tre si può decidere assai bene solo se uno è assente e l'altro non viene. E quindi il pomeriggio passa così tra una leggiucchiata ad un libro, qualche biscotto, tanta indecisione e con gli occhi supplici di chi chiede "ti prego, decidi per me..."


 P.S. Lo so che quando sei con me ti senti come se avessi tra le mani un cubo di Rubrik. Abbi pazienza, prima o poi ne scoprirai la soluzione.

venerdì 2 ottobre 2009

Com'è dura l'avventura... II parte


Sono tornata.
Sono stati due giorni pieni e impegnativi ma anche molto divertenti. Purtroppo per problemi di privacy non posso raccontare nel dettaglio molte cose e non immaginate cosa vi perdete!!!
Partenza all'alba di mercoledì. Arrivata a Quelpostolì dopo un viaggio su di un mezzo che somigliava fin troppo ad una cella frigorifera, ho incontrato il capo cantiere che era venuto a prendermi. Non cambia mai. Sempre incazzato nero e sempre a brontolare come una pentola di fagioli. Fa paura a chi non lo conosce, ma fa ridere chi sa distinguere la sua rabbia vera da quella "da scena". In cantiere nonostante le decine di operai e le ditte a lavoro si sente solo lui, sempre ad urlare, sempre contro qualcuno. Ha l'ugola d'oro degna d'un Pavarotti de noantri!
In "istituto", nonostante le severissime regole vigenti, è riuscito ad entrare in amicizia con chiunque, sfanculando tutti tra l'altro. Boh, misteri della prepotenza!
In cantiere ho passato due giorni all'insegna del rumore: martelli demolitori, escavatori, bestemmioni, dialetti dal nord al sud, dall'est all'ovest, dentro e fuori italia. Dominante è stato anche il caldo: il sole cocente tipico della pioggia imminente riscaldava i prefabbricati entro cui studiavo i progetti e mi sentivo come un pollo da rosticceria con tanto di patata a contorno.
A fine giornata ho accompagnato gli operai a fare la spesa. Anche qui situazioni comiche. Immaginate questi omaccioni, tutti sporchi, che girano armati di carrello con l'impazienza di chi non vede l'ora di tornarsene a casa. Qualche battuta alla commessa che non capisce e risponde acida. Loro che ci prendono gusto e rincarano la dose.
Infine l'albergo. Ehm.
La zona in cui era situato ricordava molto Piazza Vittorio a Roma. Appena dopo il calare del sole, chiusi gli ultimi negozi, non c'era nemmeno un anima in giro se non qualcuno che urlava in lontanza. Entro e trovo l'adetto alla reception sdraiato sul divano a dormire. La voglia di andarmene è forte ma sono in un posto che non conosco e sono stanchissima. Mi faccio coraggio e richiedo la stanza. E' un bugigattolo, ho scattato una foto in cui c'è il mio piede accanto ad un buco nel pavimento. E' una struttura vecchia, ma in compenso è pulito. Appena rimasta sola, ho passato il primo quarto d'ora in piedi nella stanza a cercare di capire cosa fare poi, dopo una doccia e una cena frugale, mi sono sbracata sul letto e addormentata.
Il giorno dopo, all'alba, riconsegnando la chiave mi sono accorta di essere una dei tre soli ospiti dell'abergo. Sospetto che gli altri due fossero i bagascioni biondi del filmato.
Alle 6.30 ero di nuovo in cantiere. Una giornata infinita fatta di saliscendi con una guardia sempre alle costole. Alle 20 ero di nuovo a Roma. La stanchezza è un dolore sordido alle spalle. Ma oggi è venerdì, il giorno più bello della settimana!